Anche la cura del verde è parte essenziale della qualità. Grazie a Stefano prati e piante sono curatissimi e il rifugio sembra quasi un parco
La cura dei prati, delle aree di sgambamento, delle piante e delle siepi fa parte integrante della qualità gestionale del canile-rifugio. Prati incolti e vegetazione trascurata favoriscono la diffusione di specie c.d. infestanti (mosche, zanzare, flebotomi, scarafaggi, vespe, calabroni, ma anche ratti e altri murini). La prevenzione si basa certamente sulla pulizia dei locali, delle cucce e degli ambienti – che deve essere accurata e a cadenza giornaliera – ma anche sulla pulizia e il mantenimento costante delle aree verdi: per questo, le zone a manto erboso devono essere rasate con costanza, le zone cespugliose potate con frequenza e le alberature periodicamente regimentate.
Eccettuati i lavori sulle alberature – affidati periodicamente a un’azienda del settore – dei prati, delle aree di sgambamento, delle siepi e dei cespugli dovrebbero occuparsi i volontari, i quali già si preoccupano di rimuovere giornalmente dalle aree verdi e dai viali le deiezioni solide dei cani, le foglie autunnali e le ramaglie secche. Va detto, però, che soprattutto il taglio dei prati è un’attività che, da sempre, i volontari tentano in tutti i modi di scansare! Ecco perchè, falliti tutti i tentativi di coinvolgerli attivamente, l’associazione stava rassegnandosi a convivere con tagli meno frequenti e costi che comunque crescevano ogni anno: una spesa che per una superficie come quella del rifugio è di alcune migliaia di euro, mentre i tagli necessariamente meno frequenti rendevano i prati meno accessibili, più scivolosi e anche con maggior presenza di zecche e zanzare.
Poi 3 anni fa è arrivato Stefano e come attività di volontariato ha scelto prioritariamente proprio la manutenzione del verde. Fin da subito, il risultato è stato sotto gli occhi di tutti, ispettori sanitari, visitatori e volontari: prati e aree sgambo curatissimi, siepi e cespugli sempre in ordine e la netta sensazione di trovarsi in un parco, meglio in un parco-canile, di quelli che si vedono sulle riviste patinate o sui siti istituzionali di qualche metropoli più che altro straniera. E, invece, siamo in un canile-rifugio della periferia italiana, dove anche i prati dicono della cura che un’associazione di cittadini – com’è Apaca – mette nell’occuparsi dei cani rifiutati e maltrattati.
Ogni volta che Stefano interviene con la sua capacità e la sua dedizione, il canile acquista non solo in decoro, ma in benessere per i cani e per i volontari: tutte le attività diventano praticabili e cani e umani possono stare tranquillamente seduti uno accanto all’altro sull’erba sperimentando giochi vecchi e nuovi, nessun rettile e molto inferiore è la quantità di zecche, di zanzare e di ratti, circostanza che garantisce uno stato ottimale dei luoghi anche dal punto di vista sanitario.
Tutto questo lo dobbiamo a Stefano, uomo silenzioso ma la cui presenza è in ogni angolo verde del rifugio: a Lui un grazie davvero sincero e riconoscente per questa insostituibile attività che rende il soggiorno dei cani ospiti ancora più dignitoso e la nostra attività di volontari più semplice e, se possibile, più piacevole.

