Il cagnolino Blitz, la gatta Rossella, la coppia di canarini Peppiniello e Peppiniella, ma soprattutto Bella, pastora maremmana dall’intelligenza profonda e dal cuore d’oro
Chi ama i cani e i libri ha un ottimo motivo, insieme a decine di altri, per leggere e apprezzare “La storia”, il grande classico della nostra letteratura scritto da Elsa Morante e pubblicato nel 1974. Nel libro i cani appaiono come creature sospese tra un eterno presente fatto di quotidianità e abitudini e un’eccezionalità che supera ogni contingenza. Un po’ come si presenta il romanzo stesso, ricco com’è di realtà cruda e fantasia, intrecciate nel racconto della Storia con la S maiuscola – nello specifico, il periodo della Seconda guerra mondiale e del Dopoguerra a Roma – e della miriade di piccole storie di tutti i giorni che ha attraversato. Con un linguaggio che è favola e cronaca, lirica e turpiloquio, dialetto e lingua cristallina. Il paragone con i cani potrebbe sembrare un po’ campato per aria, comunque, se non fosse che anche loro trovano uno spazio piuttosto importante all’interno delle pagine del libro.
“La storia”, infatti, narra le vicende di numerosi personaggi ma si sofferma anche sugli animali che stanno loro accanto, in special modo i cani. Molte figure ruotano attorno alla vita dei protagonisti, il piccolo Useppe e la madre Ida, maestra elementare che lotta per la salvezza nell’orrore della guerra, dei bombardamenti, delle deportazioni e nello sfacelo del dopoguerra, sempre in attesa del fratello maggiore di Useppe, Nino detto Ninnuzzu, teppista eroico e vagabondo. Insieme a tutti loro, anche gli animali in qualche modo affrontano le vicende belliche e post-belliche: il cagnolino Blitz, la gatta Rossella, la coppia di canarini Peppiniello e Peppiniella ma soprattutto Bella, pastora maremmana dall’intelligenza profonda e dal cuore d’oro. È Nino a incontrare Bella, errando per l’Italia in quegli anni tragici e sconvolgenti. Per una serie di eventi saranno però Bella e Useppe a trascorrere molto tempo insieme e a intessere, negli ultimi capitoli, una delle più commoventi e poetiche rappresentazioni del rapporto speciale che può nascere fra un cane e un bambino. Le vicende di Useppe e Bella si svolgono tutte nei dintorni di Roma ma leggerle trascina il lettore nell’immaginifico mondo visto con gli occhi azzurri di Useppe, fatto di meraviglie e magie nascoste in ogni dove, un incanto che gli permette di parlare con la sua cagnolona e di intendere anche il canto degli uccelli e il linguaggio degli altri animali. Lui e Bella incarnano alla perfezione l’idea che i cani siano i migliori amici dell’uomo, una visione che tenta di opporsi, attraverso la purezza e l’intensità del loro legame, a quello “scandalo che dura da diecimila anni” descritto dall’autrice nel romanzo: lo scandalo della violenza e dell’ingiustizia che, come ci racconta Elsa Morante, non risparmia nessuno, né uomini né animali.
