Si apre a giorni uno dei periodi peggiori per gli animali, costretti a subire botti e fuochi che la maggioranza del Paese vorrebbe abolire. A Belluno un aiuto (piccolo) dal nuovo regolamento
Tornano le festività di dicembre e gennaio con esse i botti, i petardi e i fuochi artificiali, per il cui divieto si schierano ogni anno sempre più cittadini, convinti della pericolosità e dell’assoluta inutilità del loro utilizzo, frutto dell’arroganza di pochi soggetti per lo più prepotenti e menefreghisti. Difficile, infatti, non conoscere gli effetti negativi su anziani, bambini, fragili e, soprattutto, sugli animali, sia selvatici che domestici, come impossibile non sapere che si tratta di prodotti al cui commercio è interessata la criminalità organizzata. Del resto, usare botti e fuochi (magari sempre più potenti e pericolosi) è uno dei modi più semplici per affermare il proprio profondo narcisismo antropocentrico o per mostrare la propria potenza “fisica” o “economica” in un mondo che alla gentilezza e alla solidarietà sta preferendo la violenza e la soverchieria anche in contesti, come la politica, destinati ad essere presi a modello da una parte della collettività.
In nessun regolamento vigente nei comuni della provincia è stato introdotto il divieto e qualche amministrazione ha usato e userà forse anche quest’anno lo strumento delle ordinanze sindacali per vietare botti e fuochi durante le festività natalizie. Nel capoluogo, il nuovo Regolamento sul benessere animale approvato nei mesi scorsi dal consiglio comunale “sconsiglia l’utilizzo di articoli pirotecnici e, in generale, di botti rumorosi durante tutto l’arco dell’anno, poiché gli stessi rappresentano una seria fonte di paura, stress e pericolo per gli animali domestici e selvatici oltre che causa di inquinamento acustico e ambientale” (art.9, comma 22). Stabilisce, però, che “in prossimità e comunque entro il raggio di 200 metri da canili, ricoveri per animali e colonie feline è vietato far esplodere botti e petardi di qualsiasi tipo”: e siccome sul territorio comunale ci sono solo due canili, ma parecchi ricoveri e soprattutto oltre 70 colonie feline (tutte individuate e tabellate), l’effetto deterrente potrebbe risultare in qualche modo amplificato. Ovviamente, è più una speranza che una certezza perchè il rispetto della norma resta sempre affidato al senso civico della popolazione più che al controllo sul territorio da parte della polizia municipale: proprio a tale finalità è ispirata la campagna di informazione che, per il terzo anno consecutivo, l’amministrazione comunale ha promosso proprio a ridosso delle festività natalizie. In ogni caso, la disposizione di divieto introdotta all’art.9 del nuovo Regolamento rappresenta, comunque, una fonte normativa in più a disposizione di chi vuol contrastare l’utilizzo di botti e fuochi appoggiandosi ad una disposizione regolamentare estremamente chiara.
Dunque, l’unica fonte che sembrerebbe rendere possibili i divieti assoluti, parziali o temporanei è ancora e sempre soltanto l’art. 54 del D.Lgs. 267/2000 (Testo unico degli enti locali), che consente ai sindaci di adottare ordinanze urgenti in caso di gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, specificando chiaramente luoghi, fasce orarie e categorie di prodotti vietati: salvaguardia dell’incolumità pubblica, finalità di protezione degli animali e tutela dell’ambiente e della qualità dell’aria sono motivi pienamente legittimi ed in linea con le pronunce di TAR e Consiglio di Stato che in più occasioni hanno confermato la prevalenza della tutela soprattutto della salute pubblica e della quiete sulla libertà di festeggiamenti privati. Senonchè, le ordinanze sono uno strumento legittimamente utilizzabile solo nelle ipotesi di contingibilità ed urgenza e mai possono essere l’occasione per introdurre nell’ordinamento comunale norme generali (come il divieto dell’utilizzo di fuochi artificiali, botti e petardi durante le feste natalizie o patronali che si ripresentano tutti gli anni e non un anno soltanto) che devono trovare idonea collocazione esclusivamente nei regolamenti comunali.
Secondo un’indagine Doxa commissionata da LAV nel 2024, il 94% degli italiani è contrario all’uso dei botti, di questi, infatti, il 63% è completamente disposto a rinunciarvi e il 31% già non li usa. Cosa manca, dunque, per fermare quel 6% di italiani che continua a usarli? Ovviamente una legge nazionale di divieto, assunta in ragione del combinato disposto dall’art. 9 (“La Repubblica (…) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”) e dall’art.41 della Costituzione (l’attività economica, ancorchè libera, “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”), una legge, però, che molto difficilmente verrà approvata ed emanata, perchè quel 6% di italiani che vuole continuare a far scoppiare botti e fuochi può contare su fedeli alleati in ogni partito dell’arco costituzionale, i quali in nome della “tradizione” – e magari della lobby di turno – sono disposti a tenere in scacco la maggioranza del Paese, esattamente come già succede per l’abolizione della caccia e per la legge sul fine vita.
