Tutta la verità, nient’altro che la verità sulla presenza del Lupo, sulle sue predazioni e sulle bufale degli esemplari confidenti
Il 17 settembre la Provincia di Belluno ha presentato, insieme alla Regione Veneto, al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e al team del professor Marco Apollonio dell’Università di Sassari, il primo quadro scientifico completo sulla presenza del lupo nel territorio provinciale.
Il quadro d’insieme delineato dal nuovo monitoraggio – realizzato impiegando 200 fototrappole distribuite sul territorio, 3 droni con termocamere e 12 visori notturni, sessioni di wolf-howling (richiami acustici) e verifica sistematica di avvistamenti, segnalazioni e presunte predazioni – mette un punto fermo sulla reale dinamica di espansione del Lupo, sulle sue predazioni e anche sulla sua pericolosità, smontando totalmente la propaganda “antilupo” di una parte del mondo bellunese dell’agricoltura, dell’allevamento e della caccia.
Ed ecco i dati.
Sono stati censiti 27 branchi di lupo (nel 2023 erano già stati individuate 17 unità riproduttive), con dimensioni da 2 a 9 esemplari (media circa 4), più 5 individui solitari. Considerando anche le situazioni non attribuibili con certezza a un branco specifico, la popolazione totale è stimata tra 111 e 128. Dal 2022 al 2026 sono stati registrati 20 lupi rinvenuti morti per cause naturali, incidenti stradali e, forse, per qualche uccisione (ma su quest’aspetto non sono stati forniti dati).
Nell’arco di quattro anni (2022-2026) sono state segnalate 40 presunte situazioni di lupi confidenti, ossia lupi che avrebbero manifestato un avvicinamento anomalo all’uomo, ma le verifiche successive fatte dalla Polizia provinciale le hanno sempre smentite e anche delle 7 segnalazioni pervenute nel 2026, tutte sono risultate infondate. In sostanza, ad oggi non ci sono esemplari confidenti nel bellunese.
E veniamo alle predazioni.
Le predazioni su animali da allevamento mostrano un trend in netta diminuzione: nel 2020 ci sono stati 380 animali deceduti, nel 2021 il totale è stato di 259, nel 2023 si è toccato il picco di 320 animale, con un’inversione netta nel 2024 in cui gli animali morti sono stati 197 e nel 2025 con 156 decessi. Secondo tutte le istituzioni (Provincia, Regione, Università, Parco), il calo è legato alla diffusione di misure di prevenzione (recinti elettrificati, cani da guardiania, buone pratiche di stabulazione), accompagnata da un sistema di risarcimenti tempestivi per i danni accertati.
Tra il 2022 e il 2026, sono stati 13 i cani predati dai lupi e la puntuale cronaca locale racconta per lo più di “disattenzioni”, “pessime abitudini”, “negligenze” ed “errate valutazioni” delle circostanze e dei contesti da parte di proprietari di solito indisponibili a condividere un ambiente naturale che considerano di loro proprietà.
E nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi?
Nel territorio del Parco operano 4 branchi, monitorati con radiocollari satellitari (5 esemplari marcati, 2 branchi sotto osservazione continua) nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero della Transizione ecologica e realizzato con l’Università di Sassari. Molto significativi i numeri che riguardano quest’area protetta: su circa 15.000 animali presenti nelle malghe e negli allevamenti interessati, sono state registrate solo 20 predazioni tra il 2019 e il 2025, con un tasso di predazione pari allo 0,1%. Si tratta di un risultato importante, conseguito grazie alla distribuzione gratuita di recinti anti-lupo alle malghe del Parco e anche ad allevatori esterni e all’assistenza tecnica per il corretto posizionamento delle barriere che l’Ente ha garantito evitando improvvisazioni e pressapochismi. Ha sicuramente influito anche il fatto che i risarcimenti dei danni sono stati subordinati al rispetto delle misure di prevenzione.
E quindi?
Il messaggio centrale della presentazione è stato molto chiaro e inequivocabile: la convivenza tra lupo, attività umane e biodiversità è assolutamente possibile, a condizione che le valutazioni (a qualunque livello siano svolte) si basino solo su dati scientifici, che la prevenzione sia strutturata e guidata da esperti e che la comunicazione con tutte le comunità locali sia trasparente e svincolata da cronache fuorvianti e interessate.
Insomma, un punto fermo da cui partire per costruire un modello su cui non solo le Alpi e le Prealpi ma anche la pianura veneta – sempre più interessata dall’espansione dell’areale del Lupo – ci si augura possano basare la futura convivenza con questo splendido animale.
