La soggettività animale è entrata in leggi e sentenze e i diritti ne sono la logica conseguenza.
Quella della titolarità in capo agli animali – in particolare di compagnia, come il cane e il gatto – di diritti giuridicamente riconosciuti è una questione che si è ufficialmente aperta il 15 ottobre 1978 quando a Parigi presso la sede dell’UNESCO venne proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, un documento fondamentale ma privo di effetti giuridici. Quasi trent’anni dopo, il 13 dicembre 2007 a Lisbona venne firmato il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) il cui art. 13 riconosce – questa volta con valore giuridico – il diritto al benessere degli animali in quanto esseri senzienti: da quel momento, il dibattito sul riconoscimento di veri e propri diritti in capo agli animali – che si era sviluppato già negli anni ’70 del Novecento in ambito culturale e filosofico – infiamma il mondo scientifico e si insinua anche nel contesto legislativo e giudiziario, dove l’idea di una “soggettività animale” giuridicamente rilevante va progressivamente affermandosi fino a consolidarsi grazie alle pronuncie della Corte di Cassazione.
Il risultato di questo percorso è che, comunque, gli animali non sono ancora riconosciuti come soggetti giuridici autonomi titolari di diritti, ma la loro tutela e protezione si realizza – ancorchè indirettamente – attraverso i doveri giuridici imposti agli uomini che entrano in contatto con loro. E’ una concezione “proprietaria” dell’animale fortemente anacronistica ma comunque efficace, visto che per ottenere una giusta salvaguardia non serve attendere il riconoscimento della loro soggettività giuridica ma è sufficiente considerarli oggetto di tutela, esattamente come accade per il nascituro umano.
C’è poi l’apporto giuridico e culturale del novellato art.9 della Costituzione, che sancisce per gli animali una tutela specifica, certamente in forma poco coraggiosa e compiuta ma che, di fatto, permette di riconoscere loro la soggettività di esseri senzienti, ossia di soggetti capaci di provare sofferenza, di avere desideri, sentimenti e intenzioni. Ecco perchè è lecito, oggi, parlare di “diritti” del cane (e ovviamente anche degli altri animali di compagnia) alla cui salvaguardia devono provvedere non solo pene e sanzioni peraltro tutt’ora inadeguate, ma soprattutto una consapevolezza civica ed etica che deve diventare patrimonio di tutta la comunità umana, obiettivo non facile da raggiungere ma che vale davvero la pena perseguire con ogni mezzo.
Il video animato su “I diritti del cane” che Apaca ha realizzato e che mette a disposizione sui propri canali di informazione è un piccolo contributo che va esattamente in questa direzione.
