Il cane dominante non esiste

Il cane dominante non esiste

Il cane dominante è quello che attiva l’istintivo, ignorante desiderio di sottometterlo.

Nell’incontrare cani in passeggiata o in area sgambo o nell’abitazione di un conoscente capita molto spesso di sentire giudicare alcuni comportamenti come “normali” perché messi in atto da un cane considerato e valutato come “dominante”: succede con il cane (magari anche femmina) che monta un altro cane o la gamba di un umano; oppure con il cane che tiene tutti lontani dalla panchina dove è seduto il compagno umano; succede col cane che non ascolta minimamente le suppliche di non tirare al guinzaglio; oppure con il cane che non si rilassa mai e sorveglia incessantemente il contesto.

Tutte queste fattispecie hanno, in realtà, spiegazioni etologiche precise ancorchè diverse tra loro, in cui la dominanza non viene proprio in gioco. Dominanza e subalternità, infatti, sono concetti che descrivono le “relazioni di potere” tra individui all’interno di un gruppo sociale o di una relazione stabile: qualificano, cioè, lo status di un soggetto e, quindi, sono utili a comprendere le dinamiche sociali, ma non per dare un’etichetta a singoli atteggiamenti del cane di famiglia che in determinate situazioni si esprime semplicemente con uno dei tanti comportamenti tipici della specie.

E’ così anche per l’aggressività, che non è necessariamente espressione di dominanza: infatti, la motivazione ad aggredire (aggressività) è influenzata da diversi fattori (genetica, esperienze vissute, stato di salute, socializzazione, paura, motivazione predatoria e territoriale e così via) e fa parte della personalità del singolo cane, mentre la dominanza non è un tratto della personalità ma un aspetto di una relazione (asimmetrica) che varia in ragione del contesto o del rapporto relazionale che il cane sta intrattenendo.

Dunque, una volta capito che non è un “cane dominante” quello che vuole dormire sul letto o che difende il cibo o i giochi o, addirittura, quello che oltrepassa per primo la porta di casa, sarà forse più facile per l’umano di turno mettere da parte il proprio istintivo, ignorante desiderio di sottomettere il cane e impegnarsi in una lettura meno semplificata dei suoi comportamenti. Nella relazione uomo-cane, dominanza e sottomissione sono servite, da sempre, a giustificare metodi coercitivi e punizioni come strumento di affermazione antropocentrica della superiorità e del volere dell’animale umano sull’animale non-umano: invece, ciò di cui c’è davvero bisogno nel rapporto con il proprio animale convivente è di persone autorevoli, che esprimono un equilibrio tra competenza, empatia e ascolto dei bisogni e delle esigenze del proprio compagno animale, rifiutando dominanza, imposizione e autoritarismo.