La realtà fasulla dei meme

La realtà fasulla dei meme

Anche le adozioni dei cani sono condizionate da questo strumento, divertente ma deviante

La storia di Pepe the Frog – che vent’anni fa era solo una rana pigra e malinconica, diventata tramite il social Reddit un meme politicizzato dall’estrema destra americana – è quella che racconta meglio di molte analisi come internet trasformi immagini innocue in simboli ideologici, e come i meme possano diventare strumenti di propaganda e disinformazione. Ad evidenziarlo è il settimanale Internazionale, che richiama anche l’attenzione sul salto di qualità compiuto da Donald Trump, il quale, non solo è uno dei politici che più usa i meme, ma è soprattutto il primo presidente ad averli incorporati nel proprio linguaggio, trasformando frasi, immagini e posture in template riutilizzabili all’infinito: immagini di Trump vestito da Papa, re o guerriero non servono a convincere – dice la rivista – ma a circolare e a catturare l’attenzione, se non a trasformarsi addirittura in vere e proprie provocazioni geopolitiche: l’ultimo esempio è il meme diffuso dagli account ufficiali con Trump che, affacciandosi dalla finestra della Casa Bianca, guarda la Groenlandia. 

Per i pochi che non lo sanno, chiariamo che i meme sono quelle immagini, gif, foto o spezzoni di video che, dopo aver subìto modifiche divertenti o l’aggiunta di didascalie di carattere umoristico, vengono diffusi velocissimamente sui social network dagli stessi utenti: la sociologia li considera ormai vere e proprie espressioni della nostra cultura e una parte, talvolta importante, della nostra quotidianità sul web. 

E i meme sugli animali? In Italia hanno guadagnato molta popolarità, celebrando l’umorismo legato in particolare – ma non solo – a cani e gatti. La diffusione di questi meme – secondo quanto suggerisce la ricerca fatta con l’IA Felo – “si basa sulla cultura del remix (produrre non contenuti nuovi ma nuovi contenuti riutilizzando contenuti esistenti), dove le immagini e le situazioni divertenti vengono reinterpretate e condivise quasi esclusivamente attraverso i vari canali social. Secondo le statistiche, i meme legati ai cani hanno un’ampia audience, con milioni di visualizzazioni e interazioni”. Ma oltre che divertenti, è possibile stabilire se sono anche utili oppure sono dannosi? Una risposta univoca non è possibile, perchè di sicuro alleggeriscono lo stress ma contemporaneamente diffondono disinformazione: infatti, suscitano emozioni e veicolano messaggi in modo troppo leggero, spesso mostrando situazioni buffe, tenerissime – molto spesso generate dall’Intelligenza Artitificiale, come nel caso dei video virali del Natale appena trascorso in cui si mostravano cani che sceglievano gli umani che li avrebbero adottati! – generando magari amorevolezza, ma sicuramente anche false convinzioni sulla semplicità e facilità, ad esempio, dell’adozione. Quindi, anzichè promuovere l’adozione responsabile, i meme sminuiscono l’impegno richiesto all’adottante, facendo sembrare esaltante e appagante la decisione di condividere la propria vita con un cane: anche la confusione tra virtuale e reale è dietro l’angolo, così che ciò che sembra solo intrattenimento in realtà si trasforma in un’informazione fasulla, che entra però tra quelle più facilmente disponibili alla mente – poichè visive – nel momento dell’eventuale decisione di accompagnarsi a un cane. 

E allora? Non ci sono molte alternative: bisogna andare nei canili e fare un bagno di realtà! Affidarsi ai meme – così come alle tante lacrimevoli storie che riempiono i social – confonde, guasta e corrompe quel poco di intelligente discernimento che ci rimane nel quotidiano cammino verso verità sempre più mascherate.