I cani che rifiutano il rumore del mondo

I cani che rifiutano il rumore del mondo

La timidezza esiste anche nei cani ed è un tratto della personalità, non necessariamente negativo.

“I timidi sono come la chiglia di una nave”: la timidezza, infatti, è una parte fondamentale e nascosta che dà stabilità, rendendo più resilienti e saggi e permettendo ai timidi di navigare il mondo con profondità e introspezione, proprio come la chiglia sostiene la nave pur rimanendo sommersa. A usare questa metafora è Massimo Ammaniti, psicoterapeuta e docente all’Università la Sapienza di Roma che da poco ha pubblicato “Il coraggio di essere timidi”, un saggio che rende merito alla timidezza e anche alla sua funzione di contenimento e bilanciamento dell’aggressività e del caos sociali.

Ovviamente, la timidezza non è presente solo negli uomini: lo è anche nei cani, così come in molti altri mammiferi (pecore, scimmie, roditori, cetacei, marsupiali), negli uccelli, nei rettili (ad esempio, le lucertole) e persino negli insetti (come le formiche e i grilli).

Va subito chiarito che la timidezza è cosa diversa della paura: è, infatti, un tratto della personalità stabile nel tempo, che produce inibizioni comportamentali di fronte a novità, situazioni ambigue, o stimoli non chiaramente minacciosi, mentre la paura è una risposta emotiva (talvolta acuta, altre volte relazionale e altre ancora ambientale) contestuale a una minaccia percepita.

All’origine della timidezza c’è l’ereditarietà, ma su insicurezza e timore verso il mondo (novità) o verso le relazioni (con altri cani o altre specie) influiscono anche i fattori ambientali, il percorso di socializzazione (soprattutto tra le 3 e le 14 settimane), i traumi e, secondo qualche ricerca, anche la densità urbana, dato che i cani di campagna sembrano generalmente meno timidi di quelli di città. Recentemente, tra i fattori è stato aggiunto il microbiota intestinale, che, esattamente come nella specie umana, anche nel cane gioca un ruolo chiave nell’asse intestino-cervello, ovverosia in quella rete di comunicazione bidirezionale che collega il sistema nervoso centrale con il sistema nervoso enterico dell’intestino, influenzando l’umore e il sistema immunitario, la funzione cognitiva e la salute mentale. La neurobiologia, poi, ha individuato un sistema neurale specifico a cui sarebbe riconducibile la timidezza nei cani: è il BIS (Sistema di Inibizione Comportamentale), preposto alla risoluzione di conflitti e alla valutazione del rischio, che, quando attivato, fa aumentare l’attenzione e genera una valutazione più lunga e cauta, tipica proprio della timidezza. Dunque, mentre nel cane pauroso si attiva il sistema neurale FFFS (Fight-Flight-Freeze System: attacco, fuga, congelamento), nel timido ad attivarsi è, come detto, il BIS, che non produce paura o panico ma fa entrare il cane in ansia.

Ma come si riconosce un cane timido?

In termini comportamentali, i cani timidi tendono a rivolgere più spesso lo sguardo verso l’umano in cerca di qualche indizio per orientarsi nella scelta; indugiano davanti a una novità e procedono con circospezione o si allontanano lentamente, ma senza darsi alla fuga; se restano immobili, lo fanno per cautela valutativa e quindi scrutano e cercano informazioni nel contesto, talvolta muovendo con prudenza il corpo o la testa (e contemporaneamente magari distogliendo lo sguardo, leccandosi le labbra o sbadigliando). In questi momenti, però, è anzitutto necessario non forzare mai il cane costringendolo a scelte o azioni che ha difficoltà a fare: lo si convincerà gradualmente e progressivamente, ma sempre riconoscendo e accettando i limiti che di volta in volta pone. Del resto, a differenza dei cani paurosi (che non accettano i premietti finchè la minaccia non è cessata), i timidi restano sensibili al rinforzo e accettano i premi anche in situazioni ambigue: è in questi varchi di disponibilità che vanno perciò inseriti – con molta attenzione e nel rispetto delle capacità e delle sensibilità emotive di ciascun cane – sia le socializzazioni graduali che le desensibilizzazioni, ma anche gli interventi di sostegno (come, ad esempio, le attività di problem solving, i giochi interattivi, la ricerca olfattiva) che – proprio come si cerca quotidianamente di fare anche in rifugio – non debbono “ricostruire” o “modellare” ma molto più modestamente “contribuire” ad equilibrare temperamenti in cui la timidezza continuerà ad avere un ruolo importante ma non più debordante.

Per i cani timidi sembra valere ciò che Ammaniti dice per i timidi umani: ”non rifiutano il mondo, ma il rumore del mondo”. E questo loro modo d’essere – a condizione, ovviamente, che non degeneri in stati dolorosi per il timido – è di grande aiuto all’insieme delle dinamiche sociali inter e intraspecifiche, poiché contribuisce a compensare e a raffreddare l’eccedenza di sfrontatezza, impulsività, competitività e rabbia di cui troppi uomini – e cani “costruiti” a loro immagine – sono oggi portatori.