In nome della razza…adottiamoli

Apaca sta chiudendo l’anno con risultati positivi sul fronte delle adozioni e di questo ringraziamo tutti i cittadini che ci seguono, ci sostengono e che promuovono e, nel migliore dei casi, praticano l’adozione dei cani, che è una scelta di grandissima sensibilità, con implicazioni etiche, forse, non così ovvie.

Oggi sappiano che, dalla metà dell’Ottocento, in nome della purezza della razza stiamo infliggendo a cani e gatti malformazioni e deviazioni genetiche che producono sofferenze, disagio e stress: è il c.d. maltrattamento genetico, di cui la parte migliore del mondo cinofilo si sta occupando ormai da oltre 40 anni, ma che è ancora ben lontano dall’essere affrontato giuridicamente e soprattutto debellato sul campo, a causa degli interessi economici dell’ampio indotto che comprende allevatori, trafficanti, commercianti, espositori e anche consumatori interessati esclusivamente alla “razza”, costi quel che costi.

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Alcune indagini giornalistiche e qualche libro – come “Che razza di bastardo” di Massimo Raviola – hanno fatto emergere tutto lo squallore che sta dietro alla pratica della selezione razziale, la quale, per definizione, annulla la variabilità (all’origine di individui tutti diversi) e ammette ed esalta solo animali tutti uguali, deteriorando inevitabilmente il patrimonio genetico degli animali domestici. Non è più un mistero che fra i gatti di razza siano estremamente diffuse almeno nove malattie gravi fra cui il rene policistico, la cardiomiopatia ipertrofica, l’osteocondrodisplasia (tipica degli Scottish) e la sordità, nè che siano quasi quattrocento le patologie direttamente ricollegabili a difetti congeniti delle razze canine. Gli abbinamenti sono ormai statisticamente consolidati: Boxer e Beagle affetti da epilessia, Carlini con problemi respiratori, Bouledogue francesi con malformazioni vertebrali, Chihuahua e Spitz colpiti da idrocefalia, Cavalier King Charles con la siringomielia, Doberman affetti dalla Sindrome di Wobbler, Bassotti con ernie del disco, Pastori tedeschi e Bovari del Bernese affetti da mielopatia degenerativa, Labrador e Lagotto che soffrono di epilessia idiopatica, Sharpei con le palpebre che si ripiegano all’interno dell’occhio (entropion) e così via. Per non parlare di patologie più note e non meno gravi, come la displasia dell’anca nel Pastore Tedesco e nei San Bernardo, Danese, Rottweiler e Bulldog o  le patologie ossee, l’emofilia, le neoplasie o la degenerazione retinica a cui sono predisposti i Labrador Retrivers.

In Italia si è parlato per la prima volta del tema alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, poi qualche intervento sporadico ed ora è il Comitato bioetico per la veterinaria e l’agroalimentare a tornare sull’argomento (qui il documento completo). E la situazione deve essere davvero drammatica e non più tollerabile se organismi solitamente prudenti e cauti invitano, senza mezzi termini a “non comprare esemplari di razze di animali da compagnia intrinsecamente sofferenti”, come gatti nudi, cani brachicefali (Bulldog inglese e francese, Boston Terrier, Carlino, Pechinese, Shih Tzu e Cavalier King Charles Spaniel) o comunque razze create dagli uomini soltanto per motivi meramente estetici.

Dieci anni fa si poteva dire – come in effetti fu detto – che il vero problema fosse che la gente non era consapevole delle violenze genetiche esercitate per ottenere razze più commerciabili e non conoscesse gli effetti collaterali di certe estremizzazioni estetiche (era quello il tempo in cui ci si interrogava ancora sulla liceità del taglio delle orecchie e delle code). Oggi, però, non ci sono più alibi e “il modo più efficace per soccorrere questi animali non è accudirli e curarli secondo necessità ma semplicemente non farli più nascere con quelle caratteristiche, ovvero non comprarli e quindi renderli non più interessanti per il mercato in quanto prodotti non più desiderati. Diversamente, pur rispetto al danno che la loro genetica comporta, saremmo colpevoli di perpetuare tale danno a causa delle nostre scelte di consumatori”.

Disinneschiamo, quindi, il desiderio della “purezza della razza”, prendiamo consapevolezza delle sofferenze ingiuste inflitte dai metodi della selezione razziale e facciamo l’unica cosa eticamente giusta da fare: i cani e i gatti…adottiamoli!

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