Voglio un cane uguale

Voglio un cane uguale

La clonazione nel futuro di cani e gatti. Rischio concreto o lusso per pochi?

“Nei trent’anni successivi a quando Dolly ha dimostrato che un mammifero adulto può sostanzialmente nascere di nuovo, la clonazione ha proliferato. Finora sono state clonate quasi 60 specie e sottospecie diverse, tra cui moscerini della frutta, pesci, rane, furetti, bulldog francesi e scimmie, un’impresa giudicata per anni quasi impossibile data la struttura degli ovuli dei primati. Un tempo confinata nei laboratori di ricerca, la tecnologia è diventata abbastanza affidabile e proficua da permettere la creazione di aziende in tutto il mondo, che stanno sfornando cloni di cani poliziotto dal fiuto infallibile, cammelli da concorso, maiali per il trapianto degli organi e bovini “dall’alto punteggio genomico”, cioè mucche da latte superproduttive e manzi dalla carne insolitamente gustosa”. A scriverlo è Bianca Boscker in un documentatissimo articolo pubblicato su Atlantic e ripreso da Internazionale di luglio 2025.

Al momento, ricorrono alla clonazione di animali domestici soprattutto clienti facoltosi abituati a veder accontentato ogni loro desiderio, tra cui Barbra Streisand, che ha fatto fare tre cloni del suo defunto cane Coton de Tuléar, la famiglia di Pablo Escobar, che ha fatto clonare un cavallo, Tom Brady leggenda della National Football Leaguee che ha clonato la sua pitbull meticcia Lua, Paris Hilton che ha voluto un clone del proprio chihuahua e Javier Milei eccentrico (a dir poco!) presidente dell’Argentina che ha fatto clonare il proprio cane già nel 2017. Un affare non per tutti, dunque, visto che clonare un cane o un gatto attualmente costa circa 50.000 dollari e per un cavallo si arriva agli 85.000, madri suggorate comprese! E da perseguire senza tante remore morali o etiche: “per soddisfare la domanda, si impiantano spesso embrioni canini provenienti da clienti diversi nella stessa madre surrogata: questo significa che un beagle potrebbe teoricamente partorire una cucciolata composta da un Chihuahua clonato, uno Yorkshire clonato e un pinscher nano clonato”. Ovviamente, non solo la madre è sempre sacrificabile rispetto al clone, ma è anche facile che si producano animali clonati in eccesso, talvolta ceduti a prezzi più convenienti e altre volte adottati da qualcuno.

Al momento, i motivi economici superano quelli sentimentali, ma non è detto che le percentuali cambino nel giro di un tempo ragionevolmente breve, dato che, se anche c’è la consapevolezza che un clone non può essere l’originale resuscitato, in qualche modo la clonazione permette di illudersi che l’originale non muoia mai e questo, per molti, è qualcosa di più di una semplice tentazione. Del resto, la clonazione è un mondo complesso e in evoluzione, che tocca molti ambiti e persegue differenti finalità: da quelle zootecniche a quelle terapeutiche, da quelle biomediche a quelle di contrasto all’estinzione di specie e, quando ciò accade, i meccanismi commerciali riescono spesso a mescolare le carte e raggiungere obiettivi al momento negati (come, ad esempio, la clonazione umana).

Per produrre il clone ci sono tre fasi, ricorda LAV: “il prelievo di cellule di DNA dall’animale che si vuole clonare; il prelievo di un embrione neutro (ovvero privo di DNA) da un altro cane/gatto (soggetto, quindi, a sperimentazione); l’ibridazione dell’embrione con le cellule ottenute dal prelievo fatto al cane e impiantato nell’utero di un altro animale. Un approccio che sfrutta esseri senzienti come oggetti e come bacini di produzione di animali-copia solo per rispondere ad assurde emotività egoiste e creando aziende che sperimentano su animali”.

Negli Stati Uniti – ma anche in Cina e Corea del Sud, che è stata la prima nel 2005 a clonare un cane – la clonazione di animali domestici è legale e c’è un mercato in notevole crescita, nonostante i dubbi e le perplessità della scienza: uno studio  del 2018 della Columbia University dimostra, ad esempio, che il tasso di successo per i cani è intorno al 20% con l’immediata conseguenza che, per raggiungere il risultato commissionato dal cliente, ci vogliono più interventi chirurgici per raccogliere gli ovociti e impiantare l’embrione, con buona pace del benessere animale. In Europa, invece, la clonazione di animali domestici non è ammessa e in Italia è vietata dal decreto legislativo n.12 del 2021. In Spagna, però, ci sono cliniche che raccolgono le richieste ed eseguono il procedimento negli Stati Uniti e così anche nel Regno Unito, segno che il mercato sta diventando interessante e morale ed etica potranno presto essere surclassate.

Ma che alternativa ci potrebbe essere alla clonazione del proprio cane? Semplice, se sei un animale umano responsabile ed eticamente orientato, se sei consapevole che il tuo cane ti ha insegnato che si può vivere dignitosamente anche la morte e nessun clone saprà mai starti vicino come lui ha fatto, allora l’alternativa c’è…adotta un cane del canile.