“Una tartaruga in fuga”: la prima favola tra i Racconti

“Una tartaruga in fuga”: la prima favola tra i Racconti

Una favola. La protagonista è Uga, tartaruga d’acqua dolce che si avventura per le strade e i prati della città, tra alberi mai visti e animali curiosi, come Pizarro il Ramarro…

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Una tartaruga in fuga

In un paesello disperso fra i monti viveva una piccola tartaruga d’acqua dolce, il suo nome era Uga la Tortuga e aveva un bel colore verde smeraldo che la rendeva unica; la piccolina passava il tempo in uno stagno che i suoi umani avevano costruito per lei.

La tartaruga era davvero felice in quel suo angolo di paradiso: poteva starsene tutto il giorno a prendere il sole in pace e tranquillità, disponeva pure di una casetta di legno in cui ripararsi e poter dormire durante le ore più calde della giornata.

Purtroppo uno sciagurato giorno Uga ricevette una notizia mostruosa: i suoi umani avevano portato a casa un’altra tartaruga; per di più si erano pure permessi di dirle che quell’intrusa le avrebbe fatto compagnia. Che idea bislacca, lei stava benissimo da sola.

La sua nuova “sorellina” si chiamava Peste e, come avrete capito dal nome, era davvero dispettosa, faceva sempre un sacco di angherie alla povera Uga, senza cattiveria ma era davvero insopportabile. Una volta le rubò tutta l’insalata, un’altra le diede uno spintone facendola precipitare nello stagno, inoltre le stava continuamente appiccicata, sempre con il fiato sul collo, mai una volta che la lasciasse in pace. Uga, suo malgrado, accettava e tollerava, in fin dei conti è così che fanno i fratelli maggiori, sono costretti a sopportare i capricci dei più piccoli.

Nel giorno di cui voglio parlarvi accadde una cosa davvero terribile, la piccola Uga dovette subire l’ennesimo sopruso da parte di quella disgraziata: aveva osato rubarle tutti i gamberetti e Uga era rimasta a bocca asciutta.

[su_expand more_text=”Leggi tutto” less_text=”Chiudi” height=”0″ link_color=”#5785a9″ link_style=”underlined”]Gli umani, come al solito, presero le difese di Peste, per il semplice fatto che era la più piccina; le dissero: «Uga lascia perdere, la tua sorellina ti fa i dispetti apposta per farti arrabbiare, e tu ci caschi di continuo. Ormai sei grande, ignorala».

Questa volta Uga non ne poteva davvero più, decise di scappare e andarsene di casa, per sempre: «Gli umani mi incolpano di qualsiasi cosa, Peste può far sempre tutto ciò che vuole e nessuno le dice mai nulla, sono stufa, scapperò da casa». Detto fatto, ammucchiò le proprie cose e se ne andò, convinta di poter esplorare il mondo da sola.

Uga varcò i cancelli della propria casetta, oltrepassò il vasto prato circostante, scavalcò un muretto di pietra e attraversò addirittura una strada trafficata; giunse infine a un gigantesco campo di patate, ritrovandosi fra quelle piante davvero strane e enormi rimase di stucco, mentre se ne stava assorta ad ammirare quel paesaggio inconsueto qualcuno la chiamò e le disse: «Ma tu non sei la tartarughina che vive in in Via dei Grilletti?».

Si trattava di Pizarro il Ramarro, il bestione era solito passare con la propria truppa attraverso il giardino di Uga durante le battute di caccia alle cavallette.

«Sì, sono proprio io», rispose con audacia la piccola tartaruga.

«Che ci fai qui?», chiese sospettoso il ramarro.

«Me ne sono andata di casa, sto benissimo da sola, senza quegli sciocchi umani e soprattutto senza Peste, mi tratta sempre malissimo, mi ruba le cose e mi fa un sacco di dispetti».

«Faresti meglio a ritornare a casa, sei ancora troppo giovane per girare da sola», la avvertì Pizarro.

La piccola Uga rispose che oramai la decisione era stata presa e nessuno avrebbe potuto fermarla o farle cambiare idea, voltò le spalle e se ne andò proseguendo dritta per la propria strada.

La tartarughina era sempre più affascinata da tutte le nuove scoperte che stava facendo, alberi mai visti con fiori variopinti e stranissimi, animali curiosi dai colori sgargianti e frutti inconsueti. Uga non stava più nella pelle.

Purtroppo però, come spesso accade, le cose belle prima o poi finiscono e a una certa ora scese il buio. In quel momento la piccolina non era più così contenta di ritrovarsi da sola in mezzo ai campi, abbandonata nell’oscurità, impaurita, in un posto che non conosceva e la terrorizzava.

Nel cuore della notte vide passare degli animali davvero malvagi e pericolosi, come un gatto a caccia di poveri topolini indifesi, una volpe ruba galline e una faina malandrina.

La piccola si pentì amaramente di aver lasciato la propria casetta, ma come poteva ritornare a casa? Non sapeva nemmeno dove si trovasse, e, come se non bastasse, arrivò pure un temporale.

La tartarughina si ritrovò fradicia e infreddolita. Era disperata, stava piangendo e voleva tornare a casa. All’improvviso vide comparire delle luci nell’oscurità, erano i suoi umani, erano venuti a riprenderla.

Quei poveracci, avevano cercato la loro tartaruga in lungo e in largo per tutta la giornata, ritrovandola solamente a notte fonda.

Uga fu subito rimproverata, quella era stata una vera e propria bravata, ma alla piccolina non importava, a lei bastava ritornare a casa.

Nel frattempo Peste era rimasta sconvolta dalla scomparsa della propria sorella e quando la rivide le fece un sacco di feste e complimenti.

Quel giorno Uga comprese l’amara lezione e non scappò mai più, anzi, imparò a condividere e ad andare d’accordo con la propria sorellina, mettendo da parte futili rancori e gelosie.

Serena Savi
marzo 2018[/su_expand]