Quando i lupi domesticarono se stessi

Quando i lupi domesticarono se stessi

Il mistero e il fascino della domesticazione dei cani che un bel giorno decisero di concentrarsi sugli umani

All’inizio, quando capimmo che i cani sono i diretti discendenti dei lupi grigi, pensammo che gli esseri umani dell’Età della Pietra avessero trovato dei cuccioli di lupo e se li fossero portati nelle caverne come primi animali d’affezione.” Il ricordo di quel periodo di 15.000 anni fa in cui le scienze biologiche avevano immaginato che la domesticazione fosse avvenuta grazie alla superiore intelligenza e all’intraprendeza degli esseri umani è di Carl Safina, autore di “Al di là delle parole”, edizioni Adelphi: la sua narrazione – che utilizza un lessico divulgativo – è particolarmente efficace, rendendo piacevolmente comprensibile uno dei fenomeni che più hanno influenzato l’evoluzione della specie umana.

Stando a quel che sappiamo adesso, però, – scrive Safina – l’origine dei cani ebbe luogo invece così: i lupi gironzolavano intorno alle caverne e agli accampamenti umani, scroccando qualche osso gettato via e i resti delle carcasse macellate. I lupi meno ombrosi si avvicinavano di più, e ottenevano di più. Quelli con pancia più piena allevavano una prole più numerosa, e la maggior parte di quei cuccioli era portatrice di geni -chiave del successo- che prescrivevano un carattere meno ombroso. Questi cuccioli, leggermente modificati, crescevano nelle vicinanze di essere umani, e questo portava a interazioni più frequenti e amichevoli.

La tendenza di questi lupi a dare l’allarme in caso di avvicinamento di estranei e predatori sarebbe stata preziosa: gli esseri umani avrebbero incoraggiato questi guardiani a rimanere nei dintorni, offrendo loro uma maggior quantità di scarti di carne. Gli extra avranno promosso la sopravvivenza di un maggior numero di lupacchiotti amichevoli nei confronti degli esseri umani.

Tale interazione si protrasse per secoli. Questi lupi concentrati sugli esseri umani si specializzarono nello sfruttarli come nuova risorsa. Gli accampamenti umani divennero un nuovo habitat, e il comportamento amichevole procurava una maggiore quantità di cibo. Alla fine i lupi divennero presenze regolari intorno agli accampamenti, cominciarono a far la guardia ai campi come fossero il loro territorio, e presero ad accompagnare gli esseri umani quando andavano a caccia. I geni che promuovevano i comportamenti amichevoli si propagarono.

Oggi la scienza ritiene che i primi cani siano comparsi così; facendo il primo passo, involontariamente, i lupi domesticarono se stessi nei confronti degli esseri umani.“””

Dunque, l’uomo non è il protagonista della domesticazione, ma tutt’al più un co-attore: l’essere che ha scelto, deciso e modificato l’evoluzione propria e dell’uomo è il lupo, essere straordinario, il cui DNA è rimasto pressochè identico nei cani attuali, tanto che gli scienziati “hanno modificato il nome latino del cane, riconducendolo a quello del lupo – al suo nome da “signorina” – Canis lupus, in tal modo spiegandoci chi fossero prima che noi li adottassimo, dicendoci chi sono realmente. I cani sono ora Canis lupus familiaris” e quel familiaris “indica che sono i nostri lupi.”