La paura del lupo? Questione di incultura

La paura del lupo? Questione di incultura

Non c’è niente di evolutivo nella paura degli uomini per i lupi. E allora si può anche cambiare.

Finalmente una ricerca scientifica che sconfessa la teoria secondo cui gli esseri umani sarebbero evolutivamente predisposti a temere i lupi come pericolosi predatori, mentre riserverebbero ai cani un ruolo speciale nelle loro vite grazie all’addomesticamento. Lo studio di Magdalena Boch e altri – pubblicato il 7 gennaio scorso sulla rivista bioRxiv- ha coinvolto un gruppo di persone che, durante la risonanza magnetica funzionale, sono state poste dinanzi a foto raffiguranti cani, lupi e serpenti in atteggiamenti aggressivi: le risposte sono state diverse, con i serpenti che hanno suscitato risposte di minaccia sottocorticali più forti rispetto ai lupi o ai cani, mentre le risposte neurali a lupi e cani sono state in gran parte indistinguibili e ciò nonostante i lupi fossero valutati dai partecipanti come la più grande minaccia.

“Questa dissociazione – dicono i ricercatori – indica che è improbabile che le percezioni avverse dei lupi riflettano meccanismi automatici, evolutivamente radicati di rilevamento delle minacce”, ma siano piuttosto legati a “processi valutativi espliciti modellati dalla conoscenza, dalla cultura e dall’esperienza”. Dunque, non si tratterebbe di un processo implicito, cioè fortemente radicato “nelle predisposizioni evolutive che influenzano gli atteggiamenti attraverso reazioni in gran parte automatiche e che operano al di fuori della consapevolezza cosciente”, ma di un processo esplicito, che “al contrario, implica valutazioni deliberate e consapevoli modellate da norme culturali, credenze, conoscenze ed esperienze personali.”

Se è così – conclude lo studio – “gli atteggiamenti negativi nei confronti dei lupi possono essere suscettibili di cambiare: se radicati nella valutazione esplicita piuttosto che nei pregiudizi neurali automatici, dovrebbero essere più suscettibili di essere spostati attraverso l’educazione, la comunicazione e strategie di coesistenza attentamente progettate. Riconoscere che i “lupi cattivi” sono costruiti piuttosto che nati nelle menti umane può aiutare a migliorare gli sforzi verso la convivenza uomo-lupo e, per estensione, la conservazione della biodiversità”.

Ed è da qui che è bene ripartire, respingendo ogni teoria che associ la paura del lupo a un percorso evolutivo che andrebbe inevitabilmente nella direzione della separazione delle due specie e abbracciando, invece, l’ipotesi di una convivenza possibile, capace di individuare scientificamente sia gli spazi che i conflitti, definiti e risolti con la cultura e l’educazione al rispetto, ossia con le qualità che in questo momento sembrano sotto attacco!