Espressioni facciali ed emozioni

Espressioni facciali ed emozioni

L’analisi delle espressioni facciali può aiutare la valutazione emozionale del cane

L’analisi delle espressioni facciali umane per comprendere le emozioni si basa su due filoni principali: studi teorici sul significato delle espressioni associate a emozioni universali e di base (gioia, paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa, neutro) e studi di misurazione dei movimenti degli oltre 40 muscoli facciali osservabili (ad esempio il Facial Action Coding System (FACS) che risale al 1978 codifica i movimenti muscolari per identificare le emozioni, basandosi su configurazioni facciali specifiche). Con l’AI, poi, si possono valutare dettagli come l’orientamento dello sguardo, l’apertura degli occhi e della bocca, e le caratteristiche personali (età, genere, etnia) ma anche le microespressioni, che durano frazioni di secondo e rivelano emozioni nascoste.

L’analisi delle espressioni facciali sta diventando una sfida cruciale anche nel campo della valutazione emozionale degli animali. Uno degli approcci più promettenti in questo contesto sono i punti di riferimento del viso, che sono ben studiati per gli esseri umani e sono ora in fase di definizione per molte specie non umane.

Un gruppo di ricercatori italiani, svizzeri e israeliani – partendo dall’esperienza del DogFACS che è un sistema descrittivo per la codifica delle espressioni facciali dei cani definito nei primi anni 2000 – è arrivato ad individuare ben 46 punti di riferimento facciali sul viso del cane, la cui analisi può rappresentare un modo non invasivo e misurabile per riconoscere stati emotivi, motivazioni e anche intenti futuri. Secondo i ricercatori – che hanno pubblicato il loro lavoro su Springer Nature Link a luglio di quest’anno – combinando l’analisi del viso con metodi basati sull’intelligenza artificiale sarà probabilmente possibile affinare applicazioni di valutazione automatica degli stati emotivi del cane che possono essere di aiuto sia nella scienza comportamentale, sia nella pratica veterinaria, sia nella ricerca sull’interazione quotidiana uomo-cane.

L’obiezione principale che può essere mossa a questo nuovo strumento di indagine emozionale è che difficilmente riuscirà a ricomprendere tra le variabili anche il contesto in cui il cane si trova a comunicare con le espressioni facciali il proprio stato emozionale: si tratta di un limite che, al momento, si supera soltanto con la capacità del professionista (veterinario, educatore) o del proprietario di considerare attentamente le circostanze oggettive e soggettive che sottendono allo specifico evento comunicativo.

Non solo, oltre all’età e al sesso ci sono anche altri elementi circostanziali che entrano in gioco e che dovrebbero essere integrati nello strumento per renderlo attendibile: alcuni ricercatori statunitensi hanno dimostrato, ad esempio, che nell’interagire con gli umani, i cani con musi di colore uniforme, senza segni o macchie, sembrano compiere più movimenti facciali rispetto ai consimili con musi multicolori, mentre la maggiore espressività sembra essere una prerogativa dei cani da lavoro o con alti livelli di addestramento, e così via.

Si tratta, quindi, di un percorso appena iniziato e irto di difficoltà, ma che, in ogni caso, si presenta come culturalmente significativo: infatti, la circostanza che la ricerca si orienti con sempre maggiore raffinatezza verso la comprensione degli aspetti psicologici, mentali ed emozionali degli animali coincide con il tramonto scientifico delle teorie che proprio sulle abilità mentali hanno costruito la presunta superiorità dell’animale umano sulle altre specie.