Nel nuovo libro di Luca Spennacchio tante riflessioni profonde su ciò che è stato, è e potrebbe diventare il rapporto uomo-cane
“I cani ci fanno sorridere, ci fanno sperimentare l’affetto, ci aiutano ad esercitare con costanza e perseveranza la dimensione della cura; ci fanno anche soffrire e disperare quando se ne vanno; ci mostrano cosa sia la gioia, e che le coseimportanti sono cose semplici, come lo stare insieme; ci insegnano la resilienza, l’attesa, la soddisfazione; ci ricordano cosa significhi dormire profondamente e gioire per ogni risveglio; mostrano apprezzamento, ma anche disappunto in modo schietto e senza mentire; ci ricordano che il segreto è la curiosità, l’esplorazione, la scoperta; sanno farci vedere cosa sia la cooperazione e la concertazione, e l’estasi di quando ciò si raggiunge in modo spontaneo, semplicemente esercitando la vita insieme Ci fanno riflettere su cosa sia “naturale” e cosa non lo sia, e ci stanno accanto comunque, anche quando non sono d’accordo con quello che facciamo. Quando abusiamo della loro pazienz, e ciò avviene spesso – forse troppo spesso – sanno dire semplicemente: “Pazienza!”, anche se non sempre ce la fanno.”
Una sintesi che emoziona quella che Luca Spennacchio ci regala a pagina 334 del suo nuovo libro “Cane pensato”, edizioni Cynantripos, una raccolta a tratti sofferta di riflessioni acute sul mondo interiore del cane, sull’atteggiamento umano verso di lui, su quanto ha contribuito e contribuisce all’evoluzione della specie umana e sugli scenari possibili talvolta angosciosi di un rapporto millenario che rischia di sgretolarsi in un futuro tecnologico e di intelligenze artificiali che si sta già facendo presente.
Vale davvero la pena leggerlo con attenzione questo testo prezioso che Luca Spennacchio ha assemblato in molti anni di ricerche ed esperienze: ogni pagina riserva spunti di riflessione, ricordi, informazioni dotte, scoperte e connessioni a cui è impossibile rimanere indifferenti, soprattutto se, consapevoli del declino a cui il consumismo estremo sta portando la relazione uomo-cane, si cerca in ogni contesto di amarlo nel modo “più giusto” – ossia equo, onesto, retto, vero, reale, sincero, adeguato e appropriato – possibile, traducendo questo amore in azioni quotidiane di rispetto e attenzone, cominciando – come suggerisce Spennacchio – dal “disporsi al suo ascolto, prima che sia veramente troppo tardi”.
