Covid-19: il grande cuore dei volontari

L’emergenza sanitaria è tutt’altro che finita e anche la vita del rifugio continuerà in maniera molto diversa da com’era prima dell’arrivo di Covid-19. Infatti, con la cd. Fase 2 non stiamo archiviando un’esperienza drammatica e disorientante ma stiamo semplicemente inaugurando un nuovo periodo di limitazioni necessarie, che richiede ancora grande cautela e senso di responsabilità.

Nei prossimi giorni, le foto saranno tutte pubblicate sulla nostra pagina Facebook e sul profilo Instagram

Quando lo scorso 10 marzo ha avuto inizio il lockdown per un’emergenza che, in realtà, era iniziata molto prima, il pensiero di tutti è andato immediatamente ai familiari e agli amici con la speranza che a nessuno di loro sarebbe toccato in sorte il contagio. Ma subito dopo, per noi di Apaca, l’apprensione si è trasferita sui cani del rifugio e su come saremmo stati in grado di accudirli e proteggerli in un periodo in cui a tutti veniva chiesto di chiudersi in casa. La soluzione l’abbiamo trovata nel rispetto dei divieti e delle restrizioni: fortunatamente al Ministero della Salute non ci era dimenticati delle leggi che impongono la tutela della vita degli animali e così abbiamo messo a punto una motivazione di “necessità” che è stata inserita, via via, in tutti e cinque i moduli di autocertificazione che si sono succeduti in questi due mesi. In questo modo, ai volontari – alcuni provenienti anche da comuni della provincia diversi dal capoluogo – è stato possibile alternarsi – in numero contingentato – in rifugio e provvedere a pulire, sfamare e anche a sgambare e far giocare i cani, superando senza difficiltà i controlli, sempre cortesi, degli organi di polizia.

Diversamente da altri canili e da privati che si dedicano a sistemare cani e cucciolate, per le adozioni noi di Apaca abbiamo scelto l’unica cosa responsabile da fare: non far correre rischi inutili sia alle persone che volevano adottare, sia ai volontari che avrebbero dovuto interagire con loro, nè creare mobilità immotivata che poteva generare incidenti che avrebbe pesato su una sistema ospedialiero in grande difficoltà. I cani potevano aspettare qualche settimana e così anche chi li avrebbe voluti adottare: una rinuncia difficile per noi e anche per le persone che avrebbero giustamente potuto approfittare del tanto tempo a disposizione per inserire il cane in famiglia nel migliore dei modi, ma una rinuncia di cui non ci siamo mai pentiti.

E, fortunatamente, l’invito ad aspettare l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia per avviare un’adozione è stato accolto da quasi tutti quelli che ci hanno contattato e che, nei prossimi giorni, (uno alla volta) potranno incontrare finalmente il cane che, da casa, hanno individuato sul nostro sito web.

Per dieci giorni a partire da domani, sulle nostre pagine social pubblicheremo le foto che abbiamo scattato in canile nei due mesi appena trascorsi, foto che ritraggono i cani insieme ai volontari che hanno continuato ad aiutarli anche nel periodo difficile e rischioso della Fase 1 dell’emergenza. Grazie a queste persone il canile-rifugio di Apaca ha superato un periodo che poteva avere gravi conseguenze se non per la vita sicuramente per il benessere dei cani ospiti.

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