Non era facile che un cane così chiuso in sé stesso trovasse una famiglia pronta ad accoglierlo. E invece è successo!
Proviene da una pessima detenzione – costretto per tre anni in un piccolo prato incolto e pieno di sterpi, privato di qualsiasi opportunità di contatto e socializzazione e sfamato con avanzi lanciati sul terreno – dalla quale è stato sottratto per intervento dell’autorità sanitaria. Quando è arrivato in rifugio, il suo terrore verso gli umani era tale da rifiutare qualsiasi tipo di contatto, travolto da un’ansia che spesso letteralmente lo paralizzava: molto lentamente ha finito con l’accettare di essere avvicinato prima solo dall’educatrice, poi da pochi volontari e, infine, da un numero crescente di loro, finchè un giorno Nathan ha deciso autonomamente di avvinarsi per ricevere prima cibo e poi anche una carezza. E’ iniziato così un lungo percorso di recupero della fiducia che lo ha portato alle prime uscite e alle attività di gioco che vengono proposte a tutti i cani ospiti, dimostrandosi curioso e motivato (soprattutto dal cibo) anche se restio a prendere iniziative.
Era chiaro che l’adozione non sarebbe stata delle più semplici, poichè implicava la disponibilità a lasciare a Nathan tutto il tempo necessario per raggiungere lentamente un equilibrio (per lo più precario e quasi mai definitivo) nelle relazioni in famiglia, senza utilizzare alcuna accelerazione per l’apprendimento ed evitando manipolazioni eccessive: solo così Nathan avrebbe potuto diventare un buon compagno di vita, con le caratteristiche della razza della quale mostra i segni tipici e distintivi. Molto utile sarebbe stata anche la presenza di almeno un altro cane, dato che Nathan ha sempre dimostrato una buona capacità comunicativa intrasecifica e gradito l’intervento di consimili anche come supporto emotivo. Infine, la famiglia avrebbe dovuto garantirgli una vita attiva, poichè se non stimolato Nathan tende a deprimersi.
E a ottobre scorso, la famiglia è arrivata davvero: Nathan è così diventato di cane di Elvira, che vive in una grande casa con un grande giardino recintato, frequentata, ogni giorno, da una meticca coetanea e da parenti e conoscenti che si sono riuniti appositamente per condividere la scelta dell’adozione e concordare i comportamenti da tenere con Nathan, guidati in questo percorso da un’educatrice cinofila amica di famiglia che ha conosciuto il cane in rifugio e che lo seguirà fintantochè sarà necessario. Insomma, una volontà “collettiva” di aiutare Nathan a trascorrere in una “famiglia allargata” una vita finalmente all’insegna dell’attenzione alle sue fragilità e del rispetto del suo benessere: un’adozione che è avvenuta con modalità che non avevamo mai visto prima, arricchita da legami sinceri di affetto degli uni verso gli altri, all’insegna di una solidarietà di cui anche Nathan beneficerà.
Il grazie di Apaca a Elvira e a tutte queste persone che hanno reso davvero “speciale” l’adozione di Nathan.
