Dall’importazione illegale di un cane conseguenze pesanti per tutti: cani, gatti e famiglie, ma nessun pericolo di un ritorno della rabbia sul territorio
A Vittorio Veneto un cane è stato soppresso dal Servizio Veterinario dell’Ulss 2 e 4.300 cani e 900 gatti (compresi quelli delle colonie feline) dovranno essere vaccinati contro la rabbia nei prossimi 15 giorni. Non solo ma, oltre alla proprietaria, altre 30 persone venute a contatto con il cane malato sono state sottoposte a trattamento, mentre 10 cani sono stati trasferiti per i 60 giorni di quarantena presso il canile sanitario di Ponzano.
C’è poi il danno economico: anzitutto per le famiglie vittoriesi – che dovranno accollarsi oltre 200.000 euro di spese per le sole vaccinazioni – e, poi, per gli enti coinvolti nel monitoraggio e nella sorveglianza (Comune, Ulss 2 e Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che è anche Centro di Referenza Nazionale per la rabbia).
Tutto questo per l’idiozia di un conoscente della proprietaria (anche lei, però, non esente da responsabilità), che recatosi in Marocco per un viaggio turistico, ha introdotto illegalmente in Italia un cane affetto da rabbia, poi soppresso per il grave quadro clinico manifestatosi. Un comportamento innanzitutto illegale (perché l’introduzione in Italia di un animale è subordinata a precisi accertamenti imposti dal Ministero della Salute e dall’Unione Europea proprio per prevenire la diffusione di zoonosi), ma anche segno della superficialità e della irresponsabilità con cui spesso si affrontano le questioni inerenti gli animali: in questo caso, ad esempio, era sufficiente leggere un qualsiasi documento in rete per apprendere che il Marocco è uno dei paesi di origine del virus, tanto che la Spagna registra non di rado casi di importazione proprio nelle città autonome di Cauta e Melilla, che si trovano sulla costa settentrionale del paese africano.
Quella registrata a Vittorio Veneto è la c.d. “rabbia urbana”, ossia la forma epidemiologica in cui è il cane il principale serbatoio del virus: l’altra è la c.d. “rabbia silvestre”, che i bellunesi hanno conosciuto nel periodo tra l’autunno 2008 e la primavera 2011, quando la provincia è stata interessata da un’epidemia che ha portato a una campagna vaccinale a tappeto, grazie alla quale è stato possibile azzerare i casi di infezione ed ottenere nel 2013 lo stato di indennità dalla malattia. E, soprattutto a beneficio dei tanti detrattori della fauna selvatica, è bene sottolineare che si tratta di una condizione ancora attuale, confermata di recente dal Ministero della Salute che nella nota prot. n.16351 del 04.06.2025 – con la quale ha fornito “Indicazioni operative per la gestione dei casi sospetti di rabbia in cani e gatti sul territorio nazionale”- ha attestato che, “allo stato attuale, in assenza di circolazione su tutto il territorio italiano e nelle aree confinanti, si ritiene nullo il rischio di trasmissione di RABV da carnivori selvatici”.
E, dunque, da dove poteva venire un possibile nuovo rischio se non dall’idiozia di un membro della specie umana?
