Tante “culture” dietro i nomi dei cani del rifugio

Molti dei cani ospitati presso l’Apaca portano, senza saperlo, nomi illustri e famosi, riempiendo il rifugio di riferimenti alla storia, all’arte, alla letteratura e al cinema. Per ognuno di loro sarebbe interessante scoprire l’origine del nome: da quale ispirazione sia venuto, da quali passioni e conoscenze dei vecchi padroni, di quelli nuovi o di chi all’Apaca ha ribattezzato un ultimo arrivato. Un approfondimento che desterebbe curiosità, anche perché non sempre vale il detto Nomen omen (ossia, Il nome è augurio), pure quando parliamo di cani.

Di alcuni nomi si conosce la storia: Berry ad esempio, splendido meticcio recentemente adottato, è arrivato con il nome di Gino, ma dopo l’ormai storica fuga dal rifugio di quasi tre anni fa, si è meritato un nome più adatto al suo spirito randagio: Berry, da Huckleberry Finn, il ragazzino creato dalla penna di Mark Twain, libero, avventuroso e vagabondo, sempre in mezzo a qualche guaio.

Ariel, un nome che ricorda un personaggio de “La tempesta” di W.Shakespeare, ma anche la principessa del film Disney “La sirenetta”

Un altro cambio di nome è stato quello di Jerry, il quale porta oggi un appellativo lustro ed epico: Argo, come il fedele cane di Ulisse, che aspetta il ritorno del padrone per vent’anni prima di morire non appena lo vede ricomparire, come narrato nell’Odissea. Un ulteriore riferimento letterario c’è in Orlando, cagnone giunto da poco in Apaca, cui non ci si può rivolgere senza pensare al leggendario Orlando furioso di Ludovico Ariosto. E la dolce maremmana Emma non ricorda forse, almeno nel nome, la deliziosa e sollecita Emma nata dalla fantasia di Jane Austen?

Dai libri al cinema, ecco che anche la Disney fa bella mostra di sé in Apaca: Baloo, Dory, Ariel, Lilli riaccendono le emozioni di alcune delle storie a cartoni animati più amate: “Il libro della giungla”, “Alla ricerca di Nemo”, “La sirenetta” e ovviamente… “Lilli e il vagabondo”! A proposito di cartoni, Calimero (attribuito dal primo proprietario) è certamente uno dei nomi più originali, non solo perché attribuito a un cane, ma anche perché il nostro Calimero, sguardo severo e taglia media ben piantata, ha poco a che spartire con il pulcino spaurito inventato da Nino e Toni Pagot. Parlando di personaggi italiani, in Apaca c’è anche un Topo Gigio, piccolo sì, ma grintoso e ostinato, cui sicuramente “non tremano i baffi”.

I nomi più cinematografici li possiedono, però, Anakin e Sky, omaggi ad uno dei protagonisti della saga di “Guerre stellari”, il cavaliere Jedi Anakin Skywalker, antieroe complicato, solcato da luci e ombre, un po’ come i due trovatelli giunti dal sud Italia e subito abbandonati.

Ma i cani di Apaca hanno nomi che appartengono anche al mondo reale, sia passato che contemporaneo: come Evita e Pablo, omonimi di Evita Perón e dell’immenso Pablo Picasso, o come Lenny, Ozzy, Gwen e Mika, che fanno venire in mente i cantanti Lenny Kravitz, Ozzy Osbourne, Gwen Stefani e appunto Mika.

Un riferimento alla nostra realtà bellunese c’è infine in Pelmo, fiero incrocio di pastore tedesco che celebra con il suo nome – e il suo portamento – una delle montagne più maestose delle Dolomiti.

Tutti questi nomi – solenni, divertenti, celebri, buffi – appartengono al bagaglio culturale e al sapere di ognuno, che differenzia e accomuna generazioni e individualità: e fa sempre piacere ritrovarli addosso agli amici a quattro zampe.

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