La reazione sproporzionata, ma dolorosa, dei cani davanti a certi rumori è la stessa degli umani che soffrono di iperacusia e misofonia
E’ noto e provato che rumori forti e improvvisi – come tuoni e fuochi d’artificio – possono produrre ansia, paura e stress nei cani. Uno studio condotto nel 2021 dalla Davis University in California pubblicato su Frontiers ha dimostrato, però, che anche rumori più comuni e meno intensi presenti all’interno delle abitazioni (segnali acustici dei rilevatori di fughe di gas, dissuasori per insetti ad alta frequenza, ma anche la centrifuga della lavatrice, il microonde o l’aspirapolvere) possono risultare problematici per i cani, esattamente come le grida di un bambino, le sirene dei mezzi di soccorso o i rumori del traffico o delle motociclette.
Il grave è che la stessa ricerca ha rilevato che molti proprietari sottovalutano la paura e l’ansia nei loro cani ipersensibili, talvolta perfino sorridendo delle loro reazioni: atteggiamenti inammissibili, perché il disagio del cane può essere davvero importante e trasformarsi in autolesionismo e fobia.
In realtà, basterebbe chiedere a un umano che soffre di iperacusia (ossia ipersensibilità ai suoni normali come il rumore degli elettrodomestici, il trillo del citofono, il clacson dell’auto, il rumore dello sciacquone) o di misofonia (ossia l’ “odio per il suono”, una patologia che provoca un’intensa reazione emotiva a suoni specifici, come il clic della penna, la digitazione sulla tastiera, lo schioccare delle dita, il rumore delle posate o il semplice masticare, respirare, tossire, schiarirsi la gola di altre persone). Chi soffre di questi disturbi (nell’iperacusia, anche il ronzio del frigorifero e perfino la voce stessa possono diventare insopportabili) rinuncia alla vita sociale, si isola e spesso viene aggredito dalla depressione. Chi, invece, soffre di misofonia reagisce a suoni innocui prodotti da altre persone (come mangiare o respirare) con forti sentimenti di irritazione, odio, rabbia, disgusto e panico e aggressività verbale o fisica nei confronti di chi produce il suono.
Proprio come nei cani, anche in questi umani la reazione è sproporzionata e, proprio per questo, spesso non capita e compresa nella sua gravità dolorosa.
Finora, la paura dei cani per i rumori e la misofonia umana erano considerate condizioni differenti, perché nel caso dei cani la paura e l’ansia sembravano scatenati da suoni forti e improvvisi, mentre nel caso dei disturbi umani da suoni specifici e spesso a basso volume. Ora, però, grazie anche allo studio della Davis University, la ricerca più recente sull’ipersensibilità al rumore nei cani comincia a fare riferimento proprio all’iperacusia e alla misofonia umana come possibile modello di confronto. Quindi, non solo le cause (neurologiche ed ereditarie) potrebbero essere simili, ma soprattutto la “sofferenza” prodotta da questa ipersensibilità ai rumori potrebbe, alla fine, risultare la stessa: un buon motivo per chi mette l’uomo al centro del mondo (ed è la maggioranza) di impegnarsi, sin da subito, a smettere di sottovalutare la paura e l’ansia dei cani dinanzi ai rumori.
