Il divieto di detenere il cane a catena vige su tutto il territorio nazionale. Ma c’è chi, anche tra gli addetti ai lavori, tollera e giustifica la catena se è lunga e magari scorrevole.
La regione Veneto è stata tra le prime a introdurre il divieto di detenere un cane alla catena. Infatti, nel 2014, la legge regionale n. 17, in modifica dell’articolo 3 della l.r. n. 60/1993, stabilì che “al proprietario o al detentore anche temporaneo di animali di affezione è vietato l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo che per ragioni sanitarie o per misure urgenti e solamente temporanee di sicurezza, documentabili e certificate dal veterinario curante”.
Undici anni dopo, il divieto è stato esteso a tutto il territorio nazionale dall’art. 10 della legge 6 giugno 2025, n.82 che ha utilizzato una formulazione analoga, sorretta dalla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 5.000 euro.
E’ da considerare “esigenza di sicurezza” solamente un evento del tutto imprevisto che mette a rischio lo stesso animale oppure l’incolumità di persone o di altri animali. Tale evento deve essere del tutto “temporaneo” e, pertanto, la misura di sicurezza della “catena o di altro strumento di contenzione” deve essere altrettanto temporanea, deve cioè durare il tempo strettamente necessario per gestire la situazione. Invece, non è mai consentito l’uso di una catena o di un altro strumento di contenzione che determini sofferenza all’animale, come impedirgli il movimento, creargli lesioni, non consentirgli di raggiungere acqua, cibo o una zona protetta dall’irraggiamento solare o dalle intemperie.
Capita troppo spesso, però, che taluno – e in alcuni casi si tratta anche delle forze dell’ordine – consideri in qualche modo accettabile e ammissibile la detenzione a catena se questa è lunga e, ancor di più, se è agganciata a un filo di ferro che la fa scorrere per alcuni metri. Ciò accade soprattutto quando l’alternativa per il cane è la detenzione in un box (magari inadeguato) o in una stanza della casa: l’idea è che la detenzione alla catena lunga e magari scorrevole assicuri al cane di fare un po’ di movimento.
Si tratta di un’opinione del tutto sbagliata e, nel caso delle forze dell’ordine, arbitraria, che contrasta nettamente con la disposizione dell’art.10 della legge n.82/2025, la quale ha introdotto il divieto assoluto di custodire i cani con la catena o con altro strumento di contenzione similare che ne impedisca il movimento, ammettendo la sola eccezione della sussistenza di documentate ragioni sanitarie (certificate dal medico veterinario) o esigenze di sicurezza (urgenti e solo di natura temporanea).
A nulla rileva, perciò, né la tipologia della catena (lunga, corta, scorrevole), né il tempo di utilizzo del mezzo di contenimento per ragioni diverse dalle esigenze sanitarie o di sicurezza. L’uso della catena, infatti, è in netto contrasto con quanto disposto dagli articoli 9 e 41 della Carta Costituzionale, che contemplano il diritto alla salute e al benessere degli animali ed espressamente vietato dalla legge n.82/2025 che detta le norme per l’effettiva salvaguardia – in questo caso – dei cani. Dunque, il divieto è generale e stringente, tant’è che l’orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione considera la detenzione a catena, nei casi più gravi, addirittura come una fattispecie del maltrattamento di animali punito dell’art. 544-ter del codice penale.
Ma perché non è ammissibile alcuna altra deroga al divieto oltre alle due ammesse dalla legge? Perchè la detenzione alla catena (o con altri simili mezzi di contenzione) è in contrasto con le esigenze ed i bisogni etologici del cane ed è di per sé causa di sofferenza fisica (dolore e lesioni al collo; problemi muscolo-scheletrici e spesso stress termico) e psicologica (frustrazione e stress che sfociano in aggressività o stereotipie; deprivazione sensoriale e senso di vulnerabilità).
Nessuno è obbligato a condividere la propria vita con un cane, né esiste il diritto a possederne uno: se così è, nessun cane deve soffrire la catena per la convivenza con un umano che non lo rispetta!
