Caccia: una bella lettera alla peggiore classe politica

Caccia: una bella lettera alla peggiore classe politica

Il disegno di legge “sparatutto” è rientrato in parlamento il 15 aprile dopo che la grande mobilitazione del 2025 aveva bloccato il disegno del governo Meloni

E’ concreto il pericolo di veder ribaltato il principio della tutela dello Stato sulla fauna (dichiarata patrimonio indisponibile per effetto dell’art.9 della Carta costituzionale), trasformata in “risorsa sfruttabile” dalle lobby venatorie e agricole, contro le quali la stragrande maggioranza degli italiani si è ripetutamente dichiarata. Ciò che si vuole introdurre con il ddl n.1552 è un mattatoio perenne, sette giorni su sette (e pregiudizio anche per la sicurezza delle famiglie che frequentano la natura) e anche durante la migrazione e la nidificazione, un mattatoio senza più limiti, che smantella il sistema dei richiami vivi e attua una sostanziale sanatoria del bracconaggio, un mattatoio senza controlli tanto che si potrà cacciare anche quando il Tar o il Consiglio di Stato dispongono sospensioni per danni ambientali irreversibili. E, poi, caccia nelle spiagge e nei parchi (mentre nei valichi alpini la riapertura della caccia è già realtà, grazie all’approvazione della norma nascosta all’interno del “DDL Montagna”!), nessun controllo scientifico da parte di ISPRA (in perfetto stile “no vax”), possibilità agli stranieri di cacciare in Italia senza limiti, introduzione di fucili semiautomatici con più di 5 colpi e, da ultimo, il riconoscimento della figura di imprenditore agricolo ai gestori di aree di caccia private, che potrebbero così farsi finanziare anche dall’Europa i loro progetti di mattanza.

Nel 2025, una grande mobilitazione di cittadini e associazioni era riuscita a bloccare questo disegno di legge ignobile, che ora, però, è tornato in Senato non più come iniziativa del governo (che non vuole rischiare la faccia su un’iniziativa che l’85% degli italiani e delle italiane condanna) ma come iniziativa parlamentare: ora si trova presso le Commissioni riunite 8ª (Ambiente) e 9ª (Agricoltura) del Senato, con il senatore leghista Bergesio come relatore.

Molte associazioni e moltissimi cittadini stanno esprimendo nuovamente la totale contrarietà all’iniziativa, ma tra tutti i documenti in circolazione ci è sembrata particolarmente equilibrata, conseguenziale e ferma la lettera aperta che la Fondazione Capellino (non un’organizzazione contemplativa ma la proprietaria di un’azienda leader del petfood, che dal 2018 dichiara di destinare gli utili dell’impresa ad attività di salvaguardia della natura per compensarla di ciò che l’attività produttiva le sottrae) ha mandato a tutti i parlamentari e all’attuale presidente del Consiglio:

Nel solco del 25 Aprile, che è all’origine della nostra moderna democrazia, abbiamo scritto a tutti i Parlamentari della Repubblica e alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con rispetto e fiducia nel loro senso di responsabilità verso il Paese.
Quella memoria può tradursi in una scelta capace di unire l’Italia attorno al bene comune. Per questo, abbiamo chiesto loro di rinunciare alle nuove norme sulla caccia e agli abbattimenti selettivi del lupo: misure senza reale utilità per il Paese e lontane dal sentire dei cittadini, come mostrano i sondaggi commissionati da Fondazione Capellino.
Alla rinuncia a “sparare” sulla biodiversità può corrispondere una scelta più grande e di interesse universale: fare dell’Italia il primo Paese al mondo che, in cinque anni, esce dall’agricoltura convenzionale per costruire un modello agricolo biologico, biodinamico e soprattutto biodiverso.
Sarebbe il modo più concreto per dare futuro al recente riconoscimento UNESCO della cucina italiana: custodire la terra da cui quella cultura nasce, proteggere la salute dei cittadini, restituire dignità al lavoro agricolo.
Per questo Fondazione Capellino ha anche invitato le associazioni ambientaliste, il mondo agricolo e le istituzioni – da Coldiretti a BF S.p.A. fino al Ministero dell’Agricoltura – a unirsi in uno sforzo comune nell’interesse dell’Italia.
Il vero interesse di agricoltori e allevatori non è l’abbattimento dei lupi o i cacciatori schierati nei campi con il pretesto di difenderli dai cinghiali e dal fantasma della povertà, bensì ottenere il giusto prezzo per produzioni sane e libere dalla dipendenza dell’agrochimica: un modello economico che restituisca valore alla terra, al lavoro e alla vita.