Come si affronta una visita in canile?

Come si affronta una visita in canile?

Alcuni arrivano in rifugio con aspettative sbagliate, altri pieni di pregiudizi. Chi è aperto al dialogo in genere si fa guidare e talvolta adotta un cane diverso da quello che aveva individuato.

Non è una domanda banale chiedersi quale sia il modo corretto per affrontare una visita al canile. Anzitutto, sarebbe necessario lasciare a casa l’emotività eccessiva: è sbagliato pensare di voler a tutti i costi adottare un cane solo allo scopo di “salvarlo”, così come non è corretto farsi condizionare solo dall’aspetto fisico di un esemplare. Non aiutano neppure i pregiudizi e i luoghi comuni sull’età dei cani: voglio un cucciolo così lo cresco come voglio; un cane adulto non impara più niente; nè quelli sulla razza: in canile ci sono solo cani pericolosi o malati; i meticci non sono intelligenti come i cani di razza; o sulla taglia: i cani grossi soffrono a vivere in appartamento; solo i cani piccoli sono adatti ai bambini.

La prima regola è dunque predisporsi all’ascolto e rendersi disponibili alle domande che il personale del rifugio rivolgerà. Ma ci sono altri stati d’animo o  intime convinzioni o aspettative con cui bisogna fare i conti nel recarsi in un canile.

Di certo, ad esempio, non aiuta arrivare in rifugio cercando un “sostituto” del proprio cane deceduto da pochi giorni. L’elaborazione del lutto è un percorso che va completato in un tempo anche di parecchi mesi ed è un processo di trasformazione e interiorizzazione del dolore e del ricordo che non può essere arrestato con la “sostituzione” di chi ci ha appena lasciato: talvolta, il dolore – che inizialmente sembra attutirsi con l’arrivo del nuovo cane – potrà in realtà ricomparire, spingendo, ad esempio, a confrontare caratteri e comportamenti dei due cani, con il rischio serio di un inizio burrascoso della relazione con il cane appena adottato dal canile che subirà torti e mancanze di rispetto.

Pessima, poi, è l’idea di recarsi in canile cercando a tutti i costi un cucciolo per la propria madre anziana: di regola, nessun canile dovrebbe consegnare un cucciolo di cane o di di gatto a una persona che, a causa dell’età avanzata, non solo potrebbe non essere in grado di occuparsi di lui nel modo dispendiosamente corretto che un cucciolo richiede, ma che soprattutto non può garantire al cane di sopravvivergli, con la conseguenza statisticamente molto probabile di un rientro in canile. Le persone anziane in salute e (fisicamente, mentalmente ed economicamente) autosufficienti dovrebbero convincersi ad accogliere tutt’al più animali anziani, che in canile di solito non mancano mai.

Non è corretto neppure pretendere dal rifugio un cane per il proprio figlio o figlia che soffre di un disturbo del comportamento (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo Oppositivo Provocatorio, disturbo della condotta, ecc.): talvolta spinti da medici e psicologi con un approccio improprio al mondo animale, questi genitori sono alla ricerca di un aiuto che è etologicamente scorretto cercare in un cane di canile e che al massimo andrebbe ricercato nell’ambito istituzionale della pet therapy. Spesso, spiegati i motivi del rifiuto e indirizzate verso soluzioni possibili, queste famiglie comprendono perfettamente che la propria sofferenza non può mai giustificare la sofferenza di un altro essere: e questo è ciò che medici e psicologi dovrebbero sempre tenere a mente quanto affiancano i cani ai malati umani.

Un aspetto fondamentale della visita al canile è il tempo: alla visita va dedicato tutto il tempo che serve e vanno illustrati bene il proprio stile di vita, le proprie esigenze ed aspettative. Le visite su appuntamento rispondono a questa esigenza, perchè quello con il responsabile del rifugio deve essere un colloquio approfondito che segue a un primo screening che di regola avviene al telefono.  Ma il colloquio deve essere anche autentico e trasparente: ed è, quindi, preferibile che alla prima visita non siano presenti i bambini, nè la mamma anziana e neppure il cane di casa. Una narrazione serena rende costruttivo il confronto con l’operatore, che non è chiamato ad esprimere giudizi ma solo a valutare se e quale cane del canile possa verosimilmente essere  adottato da una persona (o famiglia) di cui si debbono conoscere parecchi aspetti. Per far questo, il tempo è importante e ciò sia nel primo incontro, sia in quelli successivi, sempre necessari per avviare e completare il percorso di adozione, dato che mai si uscirà dalla prima visita con un cane al fianco. 

Altra buona norma è non prendere mai una “decisione definitiva” alla prima visita e men che meno sfogliando le schede dei cani sul sito web dell’associazione: fissare l’attenzione su un esemplare e convincersi che è il cane che si è sempre desiderato (o quello che più assomiglia al cane di proprietà che è appena deceduto) determina l’accantonamento di elementi di conoscenza che potrebbero orientare in modo diverso la scelta e fa prevalere l’elemento della volontà ostinata: il rischio concreto è di trasformare una decisione in una ossessione, arrivando per essa a mentire a se stessi e anche ai responsabili del canile. Perciò, è bene valutare con calma le opzioni insieme al personale del rifugio, interagire con più cani e giungere a una decisione consapevole e responsabile, che metta al primo posto il benessere del cane che si deciderà di aiutare.