Cani e giardini: non sempre un abbinamento riuscito

Nella scelta se prendere oppure no un cane, talvolta la questione messa in rilievo da chi si trova a prendere questa decisione non è tanto avere più o meno tempo da dedicargli, quanto possedere un bello spazio esterno, magari verde, dove lasciare il futuro amico libero di scorrazzare.

Potrebbe sembrare un’opzione pratica e anche attenta alle esigenze di un cane, che si pensa contento di stare all’aria aperta in un luogo tutto per lui. Per certi aspetti in effetti lo è, se si stabilisce un confronto con cani chiusi in appartamento, in terrazzo o peggio legati alla catena. Ed è innegabile la sua utilità in situazioni in cui non si possa portare a spasso il cane o vi sia la necessità di tenerlo all’esterno. Stando in un giardino o in un cortile, il cane ha perlomeno garanzia di “libertà”, anche se viene lasciato fuori per molto tempo ad aspettare il proprietario o non è previsto che viva in casa.

Ma il punto è proprio questo: un cane della libertà data dalla solitudine non se ne fa granché! I cani sono animali sociali, vivono bene e in equilibrio all’interno di un gruppo dove riconoscere una figura di riferimento, condividere spazi e momenti, assumere un ruolo preciso disciplinato da regole altrettanto chiare. Non è un caso che, nei rifugi per cani come Apaca, si parli di “trovare una famiglia” agli ospiti. I cani si affezionano alle persone che li tengono con loro e hanno la necessità di passare quanto più tempo possibile insieme, anche se dovessero trascorrere tutta la vita in un monolocale all’ultimo piano di un condominio in centro.

Il benessere del cane non passa attraverso la grandezza dei luoghi in cui lasciarlo da solo, dato che possiede un altro concetto sia di spazio che di felicità: un vasto giardino solitario lo intristisce, un salottino stretto dove ci stanno lui, il compagno umano e il divano su cui accoccolarsi può tramutarsi nel massimo della gioia.

Un cane, inoltre – cosa di fondamentale importanza per il suo benessere psicofisico – ha bisogno di stimoli sempre nuovi, di uscire assieme al padrone per vedere luoghi inesplorati, annusare odori sconosciuti, fare amicizia con i suoi simili. Un cane, al quale vengano fatte fare poche passeggiate in quanto gli è già stato assegnato uno spazio esterno, si ritrova privo di socializzazione ambientale, un problema che, alla lunga, porterà l’animale ad annoiarsi e a scatenare reazioni negative. Come scrive l’istruttrice cinofila Debora Segna, queste reazioni sono negative in primo luogo per il cane, perché tenderà a sviluppare ansia, stress, atteggiamenti ossessivi e stereotipia (come girare continuamente su se stesso, rincorrendo la propria coda, camminare avanti e indietro lungo lo stesso percorso), fino ad arrivare a volte persino alla bulimia. Ma sono reazioni negative anche per il luogo in cui il cane soffre la monotonia, che finirà messo sottosopra a causa della mancanza di novità: le persone tendono a pensare che scavare buche, strappare piante o rompere oggetti siano semplici dispetti attraverso i quali il cane si vendica della solitudine forzata, mentre in realtà dietro a queste ”ripicche” c’è sempre un motivo nato da problemi comportamentali di cani lasciati troppo soli. Cani che pensano di essere abbandonati dalla loro famiglia e capiscono fin troppo a fondo che l’apparente bellezza di un luogo esteso, ricoperto di erba e dotato di un’enorme cuccia non potrà mai colmare l’assenza della voce, delle mani, degli occhi delle persone alle quali si sentono uniti da un legame molto più grande di qualsiasi giardino.

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