Cani e giardini: non sempre un abbinamento riuscito

Cani e giardini: non sempre un abbinamento riuscito

Il giardino deve essere un’opportunità in più nella relazione con l’umano, non un luogo di solitudine e neppure un’alternativa alla passeggiata.

Nella scelta se prendere oppure no un cane, talvolta la questione messa in evidenza da chi si trova ad assumere questa decisione non è tanto avere più o meno tempo da dedicargli, quanto piuttosto possedere un bello spazio esterno, magari verde, dove lasciare il futuro amico libero di scorrazzare.


Potrebbe sembrare un’opzione attenta alle esigenze di un cane, che si pensa contento di stare all’aria aperta in un luogo tutto per lui. In effetti, per certi aspetti lo è, se si stabilisce un confronto con cani chiusi in appartamento, in terrazzo o peggio legati alla catena. Ed è innegabile la sua utilità in situazioni in cui non si possa sempre portare il cane in passeggiata o vi sia la necessità di tenerlo comunque all’esterno per qualche motivo, come, ad esempio, pulire gli ambienti.

L’opinione più diffusa è che, stando in un giardino o in un cortile, il cane abbia perlomeno garanzia di “libertà” e quindi di benessere, e ciò anche se vi viene lasciato per molto tempo ad aspettare il proprietario (allontanatosi, ad esempio, per andare al lavoro) o se non è previsto che viva più in casa (ad esempio, perchè è arrivato un neonato).


Ma il punto è proprio questo: un cane della libertà data dalla solitudine non se ne fa granché, anzi è per lui motivo di patimento! I cani sono animali sociali, vivono bene e in equilibrio all’interno di un gruppo dove riconoscere una figura di riferimento, condividere spazi e momenti, assumere un ruolo preciso governato da regole altrettanto chiare. Non è un caso che, nei rifugi per cani come Apaca, si parli di trovare una famiglia con uno stile di vita e una attenzione etologica adatta a ciascun singolo ospite, a nulla rilevando che si tratti di una “famiglia che vive in una casa con giardino”, una circostanza che non è mai uno stereotipo ma piuttosto un semplice elemento che si aggiunge a tutti gli altri.

Infatti, ciò che non può mai essere ignorato è che i cani si affezionano alle persone con cui vivono e hanno la necessità di passare quanto più tempo possibile insieme a loro, anche se dovessero trascorrere tutta la vita in un monolocale all’ultimo piano di un condominio in un centro storico.
 Il benessere del cane non passa attraverso la grandezza dei luoghi in cui lasciarlo da solo, poichè è un essere che possiede un altro concetto sia dello spazio che della felicità: un vasto giardino da vivere in solitudine lo intristisce, un salottino di pochi metri quadrati dove ci stanno lui, il compagno umano e il divano su cui accoccolarsi insieme può tramutarsi nel massimo della gioia.


Un cane – cosa di fondamentale importanza per il suo benessere psicofisico, così come lo è per quello di ogni essere umano – resta vitale se la sua mente è stimolata: ecco perchè ha bisogno di attivare le proprie motivazioni, di uscire assieme all’umano per visitare luoghi da esplorare, di annusare odori sconosciuti e di interagire con i propri simili. Un cane, al quale, ad esempio, vengano fatte fare poche passeggiate – visto, magari, che gli è già stato assegnato uno spazio verde – si ritrova privato di una componente importante della socializzazione ambientale, ossia di quel processo che gli permette di imparare a non temere i contesti, a sentirsi a proprio agio nelle situazioni più diverse e a porre in essere reazioni equilibrate: se questo percorso manca o è parziale, alla lunga, porterà il cane ad annoiarsi così profondamente da instaurare malesseri psicologici idonei a provocare comportamenti che scardinano (talvolta irrimediabilmente) il suo equilibrio emozionale.

Il cane tenderà, perciò, a sviluppare ansia, stress, atteggiamenti ossessivi e stereotipia (come girare continuamente su se stesso, rincorrendo la propria coda o camminare avanti e indietro lungo lo stesso percorso), fino ad arrivare a volte persino alla bulimia e all’aggressività non controllata. Ma, annota l’istruttrice cinofila Debora Segna, sono reazioni negative anche per il luogo in cui il cane soffre la monotonia, che finirà messo sottosopra proprio a causa della mancanza di novità: spesso si è portati a pensare che scavare buche, strappare piante o rompere oggetti siano comportamenti “naturali” o al massimo dispetti, mentre in realtà dietro a queste reazioni ci può proprio essere l’ansia e lo sconforto di cani lasciati troppo soli. Sono cani che pensano di essere abbandonati dalla loro famiglia e capiscono fin troppo a fondo che l’apparente bellezza di un luogo esteso, ricoperto di erba e dotato di un’enorme cuccia non potrà mai colmare l’assenza della voce, delle mani, del viso e degli occhi di persone alle quali – nonostante spesso non lo meritino – si sentono uniti da un legame molto più grande di qualsiasi giardino.