Animali, scemi di guerra, dissidenti e prigionieri: il dovere di ricordare gli “ultimi”

C’è un'”altra Grande guerra” oltre a quella raccontata dai libri di storia. Paolo Malaguti, autore del romanzo Prima dell’alba edito da Neri Pozza non ha dubbi che propria questa sia la guerra da raccontare: “se la commemorazione della Grande guerra si limita al ricordo delle battaglie e riprende la retorica tipica del ventennio fascista non si rende onore e giustizia ai tanti caduti e vittime.”

Con gli interventi dedicati ai cani abbiamo voluto contribuire alla riscoperta di uno degli aspetti meno noti e volutamente trascurati della prima guerra mondiale. Ma di aspetti nascosti dalla retorica ufficiale ce ne sono molti altri, come testimonia La grande menzogna, il libro di Gigante, Kocci e Tanzarella edito da Dissensi, che ha svelato e consegnato alla memoria collettiva situazioni e nefandezze di straordinaria disumanità, come i plotoni di prostitute (trattate come schiave)  inviate dagli Stati maggiori al fronte per tenere alto il morale della truppa oppure i soldati suicidi, gli automutilati, gli 870 mila dissidenti che furono carcerati o condannati a morte, i fucilati al fronte senza processo e i fanti che esitavano a lanciarsi all’attacco trucidati dai carabinieri appostati alle loro spalle, e poi i contadini adolescenti, le migliaia di donne stuprate, e i prigionieri di guerra, considerati vili, imboscati e disertori, a cui il nostro governo, unico tra i Paesi belligeranti, non inviò alcun aiuto che ne alleviasse le terribili condizioni di detenzione.

Insieme a loro, gli “scemi di guerra” (foto): uomini che tremano, inespressivi, che camminano con le mani penzoloni e piangono in silenzio o che mangiano cenere, immondizia, terra: in Italia circa 40.000 finirono rinchiusi nei manicomi statali, ma molti di più ritornarono a casa e in quelle condizioni furono accolti dalle famiglie, che spesso li nascosero anche alla vista dei paesani, vergognandosi di loro e di quello stato mentale che la medicina ufficiale aveva trasformato in colpa.

Sono tutti esempi di “storia rimossa”, capitoli volutamente dimenticati di una grande tragedia (*), che il fascismo trasformò nella gloria e nel mito dei sacrari e i decenni successivi, prima, nella retorica degli eroi e, poi, in progressiva amnesia.

Parlando per qualche mese dei cani nel primo conflitto mondiale pensiamo di aver dato un piccolissimo contributo alla loro memoria, così come altri lo hanno fatto per gli scemi di guerra, i dissidenti o per i prigionieri: tutte vittime nascoste di una guerra che fu grande soprattutto nella follia.


(*) La verità è che la guerra non la vollero gli italiani e men che meno l’esercito di “ingenui” contadini che fu mandato al macello, ma – come scrive Lorenzo Del Boca, autore di Maledetta guerra. Le bugie, i misfatti, gli inganni che mandarono a morire i nostri nonni, edito da Piemme – una dozzina di politici: Salandra, Sonnino, il re Vittorio Emanuele III – a cui si affiancarono personaggi come Carducci, D’Annunzio, Mussolini -, una schiera di riformati che facevano riferimento alla corrente letteraria del Futurismo…lanciavano delle idee, alcune balzane, altre nient’affatto innocue perché inneggiavano alla guerra come igiene del mondo. Un’igiene che Cadorna si incaricò di portare a compimento, rendendosi responsabile dell’eccidio di 5 milioni e 777 mila arruolati.

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