21 marzo: l’europeismo degli animali

Oggi, 21 marzo, è il primo giorno di primavera, ma è anche la festa di San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa, un giorno che in molti vogliono utilizzare per rilanciare gli ideali di pace e di cooperazione sui quali si fonda l’Unione europea. Un momnto di riflessione, soprattutto in questo periodo in cui in tanti paesi europei sembra prevalere uno spirito nazionalista, nonostante i sondaggi più recenti parlino di un 65% della popolazione che si sente “naturalmente” europea.

Apaca ha scelto come suffisso del proprio sito non l'”it” o il “com” o l'”org”, ma l'”eu” di Europa e lo ha fatto molto prima che giornali e tv si riempissero di demagogia nazionalista: era ed è un segno di appartenenza a quella parte dell’umanità che non ha smesso di guardare alla libertà e alla convivenza, oltre i confini e i muri che spesso spingono gli animali fuori dalla dimensione dei viventi, proprio come i tanti fascismi del Novecento hanno fatto – e forse vorrebbero ancora fare – con chi è portatore di diversità.

Poco più di un anno fa, abbiamo scritto che, sul fronte della tutela e salvaguardia degli animali, l’Europa rappresenta una sorta di ombrello protettivo apprezzato da milioni di cittadini: un patrimonio che la parte più retriva della Gran Bretagna -impegnata in quel periodo a costruire la “Brexit”- si stava preparando a gettare alle ortiche. E non sembrava trattarsi di un caso, visto che alcuni deputati inglesi al parlamento europeo che auspicavano l’uscita dall’Europa non avevano dubbi sull’europeismo degli animali: “Se gli animali fossero chiamati alle urne – ebbero a dire – sceglierebbero di restare nell’Ue”.

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