Le attitudini a certe attività nascono dall’ambiente in cui il cane si forma e dal DNA manipolato dalle selezioni
È risaputo che non tutti i cani sono adatti a tutte le mansioni in cui danno una zampa agli esseri umani. Non soltanto per oggettive motivazioni fisiche, ma spesso anche per una questione di attitudine caratteriale e comportamentale. Oggi non parliamo del vissuto e delle esperienze che possono influenzare la condotta dei cani e il loro rapporto con gli esseri umani, ma facciamo un breve resoconto sull’indole che le varie razze e i cani meticci mostrano fin dalla nascita.
Ogni cane eredita dai genitori una serie di attitudini e predisposizioni naturali i cui diversi bilanciamenti e distribuzioni contribuiscono a definire la loro “personalità”, che si stabilizza intorno ai 13-24 mesi di vita. Nelle razze canine viene selezionato anche il carattere facendo derivare determinate caratteristiche comportamentali, almeno in parte, dal DNA, come hanno dimostrato diversi studi, tra i quali quelli condotti da Evan MacLean, psicologo all’Università dell’Arizona e Noah Snyder-Mackler, dell’Università di Washington. I due ricercatori hanno unito le informazioni circa il genoma canino – sequenziato nel 2005 – ai dati forniti dal Canine Behavioral Assessment & Research Questionnaire, un test compilabile online per scoprire il profilo comportamentale del proprio cane creato da James Serpell, etologo dell’Università della Pennsylvania. Sono stati raccolti così dati su 14.000 esemplari e 101 razze, giungendo a definire 14 tratti distintivi che sembrano legati direttamente a 131 aree del Dna. Per i cani meticci, ovviamente, la situazione si presenta più complessa in quanto il mix di caratteristiche non è immediatamente prevedibile come nelle razze selezionate per specifiche funzioni.
Un esempio lampante dell’impatto che ha il comportamento canino sul legame “professionale” con gli esseri umani è quello dei cani poliziotto, animali altamente addestrati per fornire sostegno e aiuto alle forze dell’ordine nelle situazioni più disparate: ricerca, vigilanza, emergenza. Ce li immaginiamo, quando li vediamo camminare al fianco dei loro colleghi umani, cani dalla psiche salda e dall’ubbidienza provata, che sanno reagire in modo appropriato di fronte a qualsiasi situazione, senza lasciarsi andare all’istinto o distrarsi per la presenza di estranei o altri animali. Un comportamento integerrimo frutto di un addestramento mirato ed efficace, ma che non funziona con tutti i cani proprio a causa della varietà dei tratti caratteriali canini. Ne è una dimostrazione il programma di adozioni TSA Canine Adoption Program attivo negli Stati Uniti, che si occupa delle adozioni dei cani “aspiranti poliziotti” che non hanno mostrato i requisiti necessari a entrare nelle K9, le unità cinofile a servizio delle forze dell’ordine statunitensi. Giovani esemplari socievoli, abituati a salutare le persone con affetto e slancio, curiosi del mondo intorno oppure spaventati da rumori e ambienti non idonei ad affrontare un periodo di preparazione molto intenso, che richiede all’animale capacità fisiche e attitudini psichiche elevate. Insomma, i cani troppo “cani” non possono diventare quei compagni incredibilmente affidabili necessari a essere un aiuto adatto alle forze dell’ordine ma, lontano dal considerare il loro percorso un fallimento, grazie a programmi come il TSA Canine Adoption Program possono trovare una famiglia che ama proprio questi aspetti meravigliosamente canini: affettuosità, fiducia, giocosità, tratti caratteriali e comportamentali che in fondo hanno aiutato i cani a diventare i migliori amici dell’uomo.
