Canili e rifugi…di qualità

Canili e rifugi…di qualità

Finalità diverse, ma stessa qualità di gestione: così almeno vorrebbe il comune Manuale di Gestione. Ma sarà davvero così?

I rifugi per cani in Italia sono circa 356 (dati LAV e Ministero della Salute) e in questo breve articolo sintetizzeremo le normative che si occupano di regolare i luoghi che accolgono gli animali abbandonati e bisognosi.

Il primo rifugio per cani in Italia è nato nel 1991, grazie all’introduzione della Legge Quadro 14 agosto 1991, n.281 che definisce appunto la realtà dei “canili rifugio”. Si tratta di una legge che ha segnato un importante passaggio nella gestione del randagismo in Italia, distinguendo fra canili sanitari, adibiti alle emergenze e alla prima accoglienza degli animali, e canili rifugio, che sono invece strutture dedicate ad ospitarli per un tempo prolungato, esattamente come fa il rifugio dell’associazione Apaca. La legge 281/91, stabilendo questa fondamentale differenza, ha permesso di migliorare l’organizzazione del soccorso e dell’assistenza ai cani abbandonati, separando la fase di primo intervento da quella del ricovero per periodi lunghi, talvolta indeterminati, che si avvale di ambienti e competenze più adatti a questa necessità.

Nei canili sanitari, infatti, si deve dare priorità all’isolamento, alla profilassi sanitaria e all’osservazione clinica dell’animale e la gestione e il controllo delle strutture sono svolti dai Servizi Veterinari delle ATS/ASL. Tra le funzioni principali figurano l’identificazione del cane tramite lettura o inserimento del microchip, l’eventuale iscrizione all’anagrafe canina, le cure mediche necessarie, i controlli per escludere malattie trasmissibili come la rabbia.  

I rifugi per cani, invece, sono i luoghi dove, trascorso il tempo stabilito dalla normativa e conclusi i protocolli sanitari, il cane viene trasferito nel caso non risulti appartenere ad alcun proprietario. Qui gli obiettivi principali sono l’ospitalità e la cura in vista dell’affidamento a una nuova famiglia: il mantenimento e l’educazione del cane, l’attenzione al suo benessere psico-fisico e alle sue capacità di socializzazione, la promozione e la gestione delle adozioni. I canili rifugio sono gestiti o dai Comuni oppure, come nel caso del rifugio di Apaca, da associazioni animaliste e di volontariato iscritte agli albi regionali.

Sia per i canili sanitari, sia per i canili-rifugio, a partire da luglio 2026, sono applicate anche le nuove disposizioni previste dal Manuale di gestione, introdotto dal decreto del Ministero della Salute del 14 febbraio 2025. Tra le novità più importanti figurano l’obbligo della presenza di un Direttore Sanitario e dei controlli veterinari annuali, nonchè la trasmissione di una relazione ai servizi veterinari territoriali che andrà ad aggiornare la Banca Dati Nazionali. Lo scopo della riforma è quello di migliorare e uniformare la gestione di canili e rifugi e garantire un maggior benessere per gli animali ospitati nelle strutture di tutto il territorio italiano. Permangono però anche alcune criticità, legate soprattutto ai requisiti degli spazi minimi, non sempre soddisfatti in tutte le regioni, e al rischio che le nuove disposizioni si traducano solo in semplici esecuzioni formali. Non è certo così per il canile-rifugio di Apaca che, da ben prima del decreto del 2025, si è dotato di un manuale di gestione orientato al benessere del cane, che, in ossequio alla nuova normativa, è stato validato dall’Ulss n.1 Dolomiti, ma che soprattutto è da anni pienamente operativo ed applicato in ogni sua parte.

Rimane ovviamente fondamentale, a sostegno della nuova norma, la possibilità di investire efficacemente le risorse a disposizione per combattere e prevenire il randagismo, per promuovere le adozioni e per una gestione sempre più responsabile di questi luoghi così essenziali per tutti i cani rimasti senza casa.