Piccola storia di APACA: primi gesti di solidarietà

E’ stata l’ attività di integrazione funzionale rispetto alle competenze dell’Azienda Sanitaria Locale che, nel 2004, ha permesso ad APACA di diventare destinataria di un contributo che la Regione Veneto aveva destinato al risanamento sia dei canili sanitari, sia dei rifugi.

Si tratta di un provvedimento ispirato da una recente legge approvata dal Consiglio regionale veneto che, peraltro, trae origine dalla legge-quadro nazionale del 1991, una legge che aveva sancito: la fine del controllo del randagismo tramite eutanasia (che in precedenza interveniva dopo solo 3 giorni), l’impossibilità di cedere i randagi agli istituti scientifici per la sperimentazione ed il diritto del cane ad essere tutelato e ricoverato in strutture adeguate. Dal 2008, il canile-rifugio di APACA diventa una di queste strutture, all’interno delle quali il cane trova non solo ospitalità e cure, ma anche occasioni di educazione e recupero finalizzati ad un’adozione che, nell’ ordinamento giuridico, ha sostituito per sempre la soppressione.

Per queste attività servono, però, risorse aggiuntive e la raccolta fondi nelle sagre e nelle feste patronali – a cui APACA si è dedicata fin dal primi anni duemila – viene incrementata e nel 2005 partecipa anche ad “ExpoDolomiti” nei padiglioni della fiera di Longarone.

A moltiplicarsi non sono solo gli sforzi dell’associazione, ma anche i gesti spontanei di solidarietà: tra tutti quello di tre bambine di Villabruna di Feltre, Consuelo, Cristina e Carla, che per parecchie domeniche nella piazza del paese propongono ai compaesani i loro “lavoretti fatti a mano” e alla fine, con il ricavato, comperano alcuni sacchi di crocchette per i cani del rifugio.

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