Piccola storia di APACA: onlus si diventa

A metà del nuovo millennio, APACA si fa conoscere anche attraverso le campagne d’informazione ospitate da “la Pagina di Belluno”, un settimanale distribuito gratuitamente in migliaia di copie: è l’occasione per parlare di sterilizzazione, di maltrattamenti, di lotta all’ abbandono e di tanti altri argomenti, che per molti bellunesi sono una novità assoluta. E c’è spazio anche per qualche racconto “educativo”, come quello scritto da Adriano Scussel, che per molti anni sarà il prezioso segretario dell’Associazione (foto).

E’ un piccolissimo contributo che APACA dà al lento processo di sensibilizzazione alle tematiche animaliste, un processo che sicuramente ha subito un’accelerazione con l’entrata in vigore delle nuove leggi di tutela degli animali, ma che resta esposto ancora a durissimi attacchi, come quello prodotto nel 2003 dai gesuiti, i quali ribadiscono con forza che gli animali non sono meritevoli di diritti poiché privi dell’anima. Per gli anni a seguire sarà l’ancora “ideologica” di cacciatori, allevatori, commercianti e trafficanti senza scrupoli, a cui la cronaca ricondurrà violenze e crudeltà raccapriccianti.

Il 29 gennaio 2009 l’Associazione ottiene l’iscrizione nell’anagrafe unica delle onlus, gestita dalla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate: è la condizione preliminare che permette ad APACA di accedere a quella straordinaria misura di agevolazione che è il 5×1000, introdotta per la prima volta, a titolo sperimentale, quattro anni prima. Nel tempo, la destinazione dello 0,5 per cento dell’IRPEF netta a favore di APACA diventerà un’importante voce di entrata del canile-rifugio: un segno tangibile della grande sensibilità dei molti bellunesi che in questo modo forniscono un aiuto essenziale a chi si occupa, ogni giorno, di esseri viventi che vengono abbandonati e maltrattati.

Ma il 2009 è anche l’anno del sequestro dell’allevamento “L’eremo dello sciamano” di Mel: decine di animali denutriti e malati, che vivevano in un’area degradata e malsana, in mezzo agli escrementi e ai cadaveri putrefatti di chi non ce l’aveva fatta. Cinque di questi cani sono affidati temporanamente ad Apaca dal responsabile regionale ENPA che ne è il custode giudiziale.

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