Piccola storia di APACA: la costruzione dei primi box

Siamo all’inizio del 1997. Appena ottenuta la concessione edilizia, APACA procede subito a costruire i primi sei box. E’ un numero contenuto rispetto ai bisogni reali di ricovero, tutela e salvaguardia, ma le risorse sono poche: recinti e cucce si riempiono immediatamente con cani che provengono soprattutto da persone, da tempo, in difficoltà e da un accumulatore che sta per essere carcerato.

Ampliamenti successivi fanno aumentare progressivamente la ricettività: si tratta di incrementi frutto del lavoro di pochi soci, peraltro motivatissimi e determinati, sostenuti da alcune decine di soci. L’opinione pubblica, infatti, è ancora sostanzialmente indifferente a quanto sta accadendo in quell’area sottostante l’aereoporto, ma ha, comunque, il merito di non creare ostacoli, a differenza di quanto, invece, sta accadendo in altre province del Nord Italia dove l’azione di comitati anti-canile costringe le associazioni a difendersi davanti ai TAR.

Sono anni faticosi, ma nessuno demorde e, finalmente, il 24 aprile 1998 Francesco Dell’Andrea – appena eletto presidente, una carica che conserverà ininterrottamente per sedici anni – è in grado di presentare al comune di Belluno la domanda di autorizzazione ad adibire a vero e proprio rifugio per cani le strutture realizzate al civico 34/H di via Caduti 14 settembre 1944. L’autorizzazione viene rilasciata il 18 luglio con un’unica prescrizione: sostituire quanto prima la roulotte che funge ancora da deposito per gli alimenti, da spogliatoio, da servizio igienico ed anche, se necessario, da provvisoria infermeria. Ovviamente non ci sono le risorse per edificare dei locali in muratura, ma l’anno dopo il rifugio avrà comunque un ufficio, un’infermeria e un piccolo deposito per gli alimenti: saranno tutti racchiusi in un container acquistato per 6 milioni di lire dal fallimento della ditta Caldart spa di S.Giustina, di cui la metà donati da un piccolo gruppo di soci.

Nello stesso anno, APACA ottiene anche l’iscrizione al n.430 del Registro delle Persone Giuridiche di Diritto Privato della Regione Veneto, che fa acquisire all’associazione l’autonomia patrimoniale perfetta, mentre, un anno più tardi, viene iscritta nell’Albo Regionale delle Associazioni Protezionistiche al n.2098: un’ iscrizione che suggella inequivocabilmente la natura e la finalità primaria del sodalizio.

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