La mutazione del gene MDR1 è più frequente in alcune razze di pastori, ma può essere presente anche nei meticci
Il gene MDR1 (MultiDrug Resistance protein 1) è stato identificato a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, quando si è scoperto che era questo il gene che conteneva il codice per produrre la P-gliproteina , la cui funzione di “pompa” che espelle i chemioterapici all’esterno delle cellule era già stata scoperta nel 1976. Successivamente, la ricerca ha chiarito bene il ruolo che questa proteina protettiva svolge nella barriera emato-encefalica per impedire a sostanze tossiche e farmaci di entrare nel cervello e nel 2001 alcuni ricercatori della Washington State University hanno scoperto come fosse proprio la mutazione del gene MDR1 a causare una disfunzione della P-glicoproteina che rendeva i cani ipersensibili a specifici farmaci.
Le razze più colpite da questa mutazione sono il Collie e lo Smooth Collie, l’Australian e l’English Shepherd, il Border Collie, il Pastore tedesco e il Pastore Svizzero Bianco, il Pastore delle Shetland, il Whippet (Silken Windsprite), il Bobtail (Old English Sheepdog), il Waller e il Silken Windhound. In realtà, la platea è molto più vasta, perché circa il 5% dei meticci frutto di incroci con almeno una delle razze colpite, sono da considerare comunque a rischio.
In tutti questi cani, la mutazione del gene MDR1 provoca gravi ipersensibilità a specifici farmaci impiegati come antiparassitari (ivermectina, doramectina, ecc.), antidiarroici, sedativi, immunosoppressori (usati ad esempio per trattare malattie autoimmuni), chemioterapici o utilizzati per il cuore (digossina, ecc.) o come agenti antibiotici (eritromicina, ecc.).
Se utilizzati in cani con mutazione del gene MDR1, questi farmaci possono provocare vomito, salivazione eccessiva, atassia, tremori, convulsioni, cecità, coma e morte, con intensità legata sia alla dose, che al genotipo (gli eterozigoti – un allele mutato – rischiano soprattutto a dosi elevate, mentre gli omozigoti – due alleli mutati – hanno gravi reazioni tossiche).
Non esistono statistiche nazionali a livello europeo, ma la diffusione della mutazione è strettamente connessa alla diffusione delle razze e, quindi, è alta soprattutto in Germania, Regno Unito e Scandinavia. Anche in Italia, una ricerca del 2020 conferma che la presenza sta diventando significativa, soprattutto a seguito della diffusione di Collie e Smooth Collie, con frequenze dell’allele mutato che raggiungono rispettivamente il 66% e il 75%, del Pastore Australiano, che presenta una frequenza dell’allele mutato intorno al 35%, del Pastore delle Shetland (23%) e, in misura minore, del Border Collie (4-5%).
Come assicurarsi che il cane non sia tra i soggetti a rischio? Basta fare un test genetico – il cui costo è di qualche decina di euri – soprattutto nelle razze predisposte o quando si sa che una di queste è coinvolta nella genetica del meticcio. Il medico veterinario lo saprà consigliare sia prima di un’anestesia o di una terapia del dolore, sia quando si devono somministrare farmaci con principi attivi potenzialmente rischiosi. Mai comunque sottovalutare, perché è una condizione incurabile, ma gestibile e controllabile se si evita al cane la somministrazione di farmaci o dosi tossiche.
