Le esche e i bocconi avvelenati

Guide praticheLe associazioni animaliste giustamente sottolineano che è al mondo della caccia che si deve la diffusione dei bocconi avvelenati: fino al 1977, infatti, l’uso dei bocconi avvelenati era consentito allo scopo di eliminare gli animali carnivori, naturali competitori dei cacciatori (quali volpi, cani, gatti, rapaci, corvidi ecc.), o quelli ritenuti fastidiosi per l’agricoltura (quali faine, donnole, volpi, nutrie, talpe, cani vaganti e oggi anche cinghiali e cervi).

I veleni
I veleni più comuni usati nella preparazione delle esche e dei bocconi sono la stricnina, il metaldeide (veleno per lumache), i diserbanti e i veleni contro i topi. La sintomatologia varia a seconda delle sostanze ingerite:
– la stricnina (polvere biancastra), essendo un veleno neurotropo, agisce direttamente sul sistema nervoso centrale e di conseguenza sulla muscolatura, provocando irrigidimento degli arti, incapacità a mantenere la stazione quadrupedale, schiena incurvata, orecchie erette, rime labiali contratte all’indietro, pupille dilatate, cianosi delle mucose, crisi convulsive. Il decesso avviene per anossia, causata dallo spasmo dei muscoli respiratori: durante l’agonia, l’animale rimane cosciente. L’effetto è pressochè immediato e i sintomi compaiono dai 30 minuti alle 2 ore dopo l’ingestione
– il topicida (granuli blu, rossi o fucsia oppure in cialda nera o in bustine contenenti liquido blu), in quanto veleno emorragiparo, provoca fenomeni emorragici che, se soltanto interni, danno pallore delle mucose, respirazione difficoltosa, stato di grave prostrazione con petecchie o emorragie nasali. La comparsa dei sintomi avviene dopo qualche giorno dall’ingestione
– il metaldeide, principale componente di molluschicidi e lumachicidi (colore azzurro-blu-verde) provoca tachicardia, scialorrea, dolori muscolari, convulsioni e insufficienza respiratoria

– il fungicida, l’acaricida e l’insetticida (in genere incolori o bianco-giallastri) agiscono non solo per ingestione ma anche per inalazione. I sintomi iniziano 15-60 minuti dopo l’ingestione (se si tratta di fosforici liposolubili l’insorgenza può essere ritardata) e consistono in: scialorrea, bradicardia, tremori, ansia, agitazione, convulsioni. La morte sopraggiunge per ipossia e paralisi respiratoria
– il veleno (glicole etilenico) presente nei comuni liquidi antigelo, nei solventi, negli antiruggine e anche in soluzioni per pellicole, ingerito anche in dosi minime (un paio di cucchiaini) provoca il blocco delle funzioni renali e poi la morte. I segni di intossicazione compaiono già nei primi 30 minuti: alterazioni del comportamento per cui l’animale può sembrare “ubriaco”, tremori e maggiore produzione di urina. Dopo un apparente miglioramento, a distanza di qualche giorno compare il blocco renale
– il cianuro agisce anche solo per inalazione e paralizza gli organi respiratori, provocando danni irreversibili al sistema nervoso centrale.

Oggi, avvelenare un animale è reato ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter (uccisione e maltrattamento di animali) del codice penale e lo spargimento di sostanze velenose è punito dall’art. 14 del T.U. Leggi sanitarie (Regio Decreto 27.07.1934, n° 1265) con la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da euro 51,65 fino a euro 516,46.

Chi sparge esche avvelenate nei parchi, nei giardini, nelle zone agricole e anche in prossimità di case e condomini per regolare controversie di vicinato o di condominio – mettendo in pericolo la vita di animali selvatici e domestici, ma anche quella dei bambini e l’integrità dei terreni e delle falde acquifere- è, pertanto, punibile a prescindere dal verificarsi di un evento mortale o lesivo: contravviene, infatti, al divieto di utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare ed abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli, o materiale esplodente e al divieto di detenere, utilizzare e abbandonare qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce.

Le esche si presentano sotto varie forme: carcasse di piccoli animali imbottite di veleno, colli di pollo con stricnina, salsicciotti imbottiti di veleno, polpette di carne cruda, palline da tennis ripiene di veleno.

Per cercare di evitare il contatto del cane con esche e boccconi avvelenati è fondamentale prestare la massima attenzione soprattutto quando l’animale si sofferma ad annusare o leccare. Qualora ci si trovi a passeggiare in aree a rischio o in cui è stata segnalata – anche solo in passato – la presenza di bocconi avvelenati, è buona norma utilizzare la museruola.

In presenza di un sospetto avvelenamento non vi è altra soluzione che contattare immediatamente il veterinario ed attenersi alle sue indicazioni.

Le Ordinanze del Ministero della Salute del 18.12.2008 e del 14.1.2010 concernenti norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati (Gazzetta Ufficiale n.13/2009 e n.33/2010) obbligano il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a darne immediata comunicazione all’Autorità competente. Per la denuncia, che deve contenere le prove che l’animale sia stato avvelenato, ci si può rivolgere a qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Municipale), presentando di persona il proprio esposto o denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.

La denuncia deve essere presentata anche qualora non sopraggiunga la morte. Occorre attivarsi immediatamente anche nel caso in cui si rinviene del materiale sospetto: la segnalazione può essere presentata a qualsiasi organo di polizia.

Anche nel caso di avvelenamento solo sospetto, il Sindaco deve provvedere alla bonifica e alla tabellazione dell’area ove sono state rinvenute le esche.

 

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“Per insultare qualcuno gli diciamo “bestia”. Per la crudeltà deliberata e il suo comportamento, “umano” dovrebbe essere il più grande insulto”
(Isaac Asimov – scrittore russo)

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