Cani al traino: sport o duro lavoro?

L’indagine di Apaca sul mondo degli sport cinofili continua con alcune discipline che forse risulteranno sconosciute ai non addetti ai lavori.

Diversamente dall’agility dog o dall’obedience, infatti, probabilmente molte meno persone avranno sentito parlare di bikejoring, skijoring, scootering, canicross, dog trekking o sleddog. Sono tutte attività che prevedono di fare esercizio fisico insieme a un can al traino. L’allenamento viene svolto dall’uomo insieme all’animale, impegnati in una corsa prodotta da svariati mezzi. Il bikejoring si avvale della mountain bike, in sella alla quale il conduttore si avventura su percorsi e tracciati seguendo il ritmo del proprio cane, che trotta davanti a lui, legato alla bicicletta. Lo skijoring e lo scootering sono varianti del bikejorng, dove vengono utilizzati gli sci oppure un monopattino, specifico e adatto allo scopo, al posto della mountain bike.

Nel canicross invece il conduttore corre a piedi assicurato al cane attraverso cintura, guinzaglio e pettorina. La versione lenta del canicross, praticata sui sentieri di montagna, è invece il dog trekking. Il cane riceve una determinata preparazione che gli insegna come muoversi correttamente davanti al padrone: per esempio tirando un peso, adeguato alla situazione e alle particolarità dell’animale, ma che è pur sempre un oggetto ingombrante che il cane deve imparare a trasportare seguendo i comandi dell’istruttore. Una volta assimilato il comportamento, il peso diventerà il padrone stesso. Il cane scelto per questo tipo di conduzione, va da sé, non potrà essere di taglia troppo piccola oppure un cucciolo.

Vero è che, anche in questo caso, l’affiatamento fra i due deve essere armonioso e profondo, la gestione della corsa collaborativa e bilanciata per rispettare e mettere al primo posto il benessere del cane. Un discorso a parte merita forse lo sleddog. Oggi anch’esso è diventato una disciplina sportiva cinofila ma le sue origini sono antiche, risalgono ai tempi in cui le popolazioni nordiche utilizzavano slitte tirate da mute di husky come unico veicolo possibile per attraversare le immense distese ghiacciate e innevate dei loro territori. In quel caso avvalersi della forza dei cani era necessario alla sopravvivenza, per raggiungere i luoghi abitati e garantire il trasporto di cibo e medicinali. Come racconta l’impresa del celebre Balto e dei suoi compagni canini e umani, che nel 1925, grazie a una staffetta di slitte tirate dai cani, riuscirono a portare l’antitossina necessaria a combattere la difterite in una cittadina dell’Alaska altrimenti irraggiungibile. Una vicenda che appartiene al passato ma che può aiutarci a ricordare un altro aspetto, non agonistico, della cooperazione fra cani e uomini.

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