Dopo ben 8 anni sono state emanate le istruzioni operative per il soccorso degli animali sia domestici che di allevamento in caso di calamità ed emergenze
Il 2 gennaio 2018 venne emanato il decreto legislativo n.1 che dichiarava il soccorso e l’assistenza agli animali parte integrante dell’intervento del Servizio nazionale della protezione civile (artt. 1 e 2, comma 6) e a febbraio dello stesso anno il Consiglio Direttivo di Apaca comunicò alla Prefettura la disponibilità a mettere ufficialmente a disposizione della Protezione Civile di Belluno il canile-rifugio, affinchè, in caso di calamità ed emergenze, potesse diventare un’ “Area di accoglienza e di ricovero della popolazione canina e di altri animali domestici”. Da quel giorno sono trascorsi ben 8 anni e la competenza della protezione civile sul soccorso agli animali domestici e di allevamento è rimasta lettera morta, così come morti sono finiti i cani legati alla catena che non hanno potuto sfuggire agli incendi, i gatti intrappolati sotto le macerie e gli animali abbandonati nelle stalle allagate. Insieme all’abbandono degli animali nelle zone rosse, dopo i terremoti e le alluvioni si sono costantemente riproposti sia il problema dell’assenza di assistenza veterinaria, sia il rifiuto di ospitare gli sfollati con animali domestici al seguito: insomma, storie di inciviltà e di animali lasciati indietro che solo l’azione delle associazioni animaliste e del volontariato ha permesso di contenere nel numero.
Ora, tutto questo potrebbe finire, dato che con decreto n. 167 del 21 gennaio 2026, pubblicato in G.U. il 24 febbraio scorso, il Dipartimento della Protezione Civile ha finalmente messo nero su bianco le indicazioni operative concernenti le attività di protezione civile in materia di soccorso e assistenza agli animali sia da compagnia, che da allevamento rivolte alle strutture operative e che includono nell’attività di tutela anche veterinari e associazioni di volontariato. Concretamente, significa che la Protezione civile dovrà: gestire sia gli animali rinvenuti in ambito di soccorso tecnico urgente (SAR), sia quelli presenti nelle zone soggette a misure restrittive per ragioni di sicurezza; provvedere al ricongiungimento degli animali da compagnia dispersi con i proprietari; assicurare continuità o ripristino dell’assistenza veterinaria; tutelare la salute e il benessere sia degli animali da allevamento in caso di danneggiamento delle strutture di stabulazione o di evacuazione preventiva delle stesse, sia degli animali da compagnia al seguito della popolazione in caso di allontanamento dall’area interessata o al seguito della popolazione assistita nelle aree di accoglienza; gestire gli animali vaganti, le colonie feline e gli stabilimenti che detengono animali (vale a dire, canili-rifugio, centri di recupero, strutture private, santuari); infine, raccogliere e smaltire gli animali morti.
Ci sarà, ovviamente, una fase preliminare – che speriamo non duri altri 8 anni!- di ricognizione e mappatura anche delle risorse e delle collaborazioni che possono essere fornite da ordini professionali e associazioni di volontariato, ma anche da aziende zootecniche e di trasporto animali, da strutture ricettive e di accoglienza per gli sfollati con animali da compagnia al seguito: è in questa fase che saranno individuati non solo i soggetti responsabili degli interventi (comuni, Servizi Veterinari delle Aziende sanitarie, vari livelli della protezione civile, ecc.), ma anche i c.d. soggetti concorrenti, ossia quelli che possono mettere a disposizione risorse umane, strutture e materiali utili all’intervento di soccorso.
Seppur tardiva, è sicuramente una svolta e Apaca è ovviamente disponibile, come lo era 8 anni fa!
